| Home Just In Communities Forums Beta Readers Dictionary Search | Login Register Extras |
"....Il mio nome è Iones Stahinmark, certo questo non era il mio vero nome, giusto quello che utilizzo adesso... Il mio nome era sì Iones, ma il cognome era Hudiks. Conte Iones Hudiks.
Sì ero un conte, uno di quei nobili che partecipavano attivamente alla vita sociale.. insomma qualcuno di importante!
Ero uno dei tenenti dell'esercito, mi apprezzavano e ammiravano tutti... ma poi... bhè poi qualcosa accadde e io... io cambiai la mia posizione, o meglio... la mia posizione cambiò per gli altri!
Uhm... come cominciare il mio racconto? Bhè... innanzi tutto... raccontandovi un pò della mia terra, la Svezia... o magari dirvi della mia famiglia... oppure spiegarvi il motivo per cui un conte del 1600 si trovi ancora qui da queste parti sulla terra.... mentre dovrebbe essere morto da qualche centinaio di anni.
Bhè.. allora... sedetevi comodi e preparatevi ad ascoltare il mio racconto... forse il mio ultimo racconto..."
La dolcezza della notte
by Acuamaine
Gennaio, 1993. Venezia.
Arrivai puntuale alle 20,come al solito, al Bar di Vittorio e Luca, come se avessi potuto andare da altre parti. Loro erano i miei protettori e io lavoravo da loro come cameriera, lavapiatti... e ovviamente puttana.
Quella era una sera come le altre, insomma, solita luna, solita gente, solita aria... il solito!!
- Ehi Patty! Sei in ritardo come al solito!!-
Come al solito, quello era il rituale di saluto che mi attendeva! Ero in punto come un orologio svizzero ma a Luca, il vecchio e borioso gestore del bar, questo non andava mai bene. Più che altro... lo usava come pretesto per potermi palpare il culo... sì insomma.. la solita pacca sul sedere... e ovviamente io non dovevo dire nulla... altrimenti, rischiavo di peggio.
Mi sedetti al bancone e osservai le cose che c’erano da fare... pulire qualche bicchiere, e poi preparare dei salatini. Ma appena mi alzai per mettermi al lavoro, Vitto mi si avvicinò e mi indicò un tipo... molto strano devo ammettere, ma anche molto affascinante!
Un tizio molto distinto, giacca e cravatta, aveva il soprabito ordinatamente piegato sulla sedia vicino a lui. L'unica cosa che stonava, ma neanche più di tanto, erano i capelli lunghi... splendidi capelli neri mossi, raccolti ordinatamente, mentre una ciocca un pò più lunga cadeva morbidamente a coprirgli la parte sinistra del viso...
Capelli davvero stupendi... neri come la notte, ma nello stesso tempo sembravano luminosi come stelle... ma mai luminosi quanto i suoi occhi... per quanto parzialmente coperti dai capelli... quei due pozzi verdi si facevano notare subito!
Erano, e sono ancora, così profondi, lucenti e dannatamente tristi!
Vitto mi tirò uno scappellotto e mi fece riprendere -Allora bambina! Ti paghiamo per lavorare, mica per stare a fissare tutti i clienti, va da lui e sii gentile!!-
In parole povere mi disse : “Vai, portatelo a letto e prendi più soldi che puoi dalle sue tasche!” Quella notte mi serviva proprio una bella preda come quella... “meglio..” ricordo che pensai, “così non dovrò andare con un barboso vecchietto che non riesce neppure ad andare fino in fondo, perchè troppo incontinente!”
Quel ragazzo non dimostrava molto più di vent'anni... anzi.. se lo si guardava bene... si poteva dire che non andava oltre i venti! Forse addirittura diciotto... o forse meno...
COmunque... mi avvicinai a lui e sedendomi direttamente sulle sue gambe, guardandolo seducentemente. Ehi... ciao bellezza! ... come mai qui tutto solo? - Di solito per ragazzi della sua età un azione del genere bastava per farli andare completamente nel pallone...
- Mocciosetta... se sei qui per prendere la mia ordinazione bene, altrimenti levati di mezzo...-
“Ohi ohi...” Ricordo che pensai… “cominciamo proprio bene, questo qui è un tipo tosto. Sembra che le ragazze non gli interessino, ne ho già incontrati di tipi come lui, attaccati ad un amore passato, ma questo qui mi sembra troppo giovane per rientrare nella categoria!”
Mi diede della mocciosa, come se lui fosse stato molto più vecchio di me! “Ma siamo seri, questo qui non avrà neanche vent'anni!!” Mi allontanai innervosita, mi limitai a ritirare il fogliettino sul quale aveva scritto la prenotazione, girare sui tacchi e tornare al bancone... ce n’era di gente strana in giro… ma se sperava che io tornassi strisciando da lui, si sbagliava di grosso.
Mi ritirai dietro al bancone e mi misi a sistemare le cose, la serata poi se ne andò come al solito, soddisfai i bisogni di alcuni vecchi bavosi e servii ai tavoli per il resto del tempo. Allo strano giovane non pensai più... anche se quando si alzò per uscire dal locale, il mio sguardo incrociò il suo... fu un lampo, mi sembrò che la sua tristezza riuscisse a comunicare con la mia, mi sentii un libro aperto, tanto che cercai persino, involontariamente, di coprirmi, ma era inutile, quel giovane.. lui mi sta leggendo nell'anima...
Poi si allontanò facendomi un sorriso molto triste, chi diavolo era quel ragazzo... chissà quale storia aveva sulle spalle da raccontare? Rimasi a fissare la porta dalla quale era uscito e continuai a chiedermi di lui per tutta la serata.
Avrei voluto smettere di pensare a lui, ma proprio non ci riuscivo... mi aveva attirata! Mi ritrovai a camminare per le strade che mi riconducevano alla mia stanzetta e a pormi domande su di lui! Chissà qual era il suo nome... Un tizio del genere non poteva essere italiano, non aveva i tratti tipici mediterranei...... magari era straniero! Pensai anche se lo avrei rivisto?
Con questi pensieri finii la mia giornata e finalmente andai a dormire... sperando che almeno il sonno facesse sparire quel bel volto nobile dalla mia mente, e che io mi potessi un poco riposare.
"Se solo volessimo incontrare qualcuno,
i nostri occhi lo vedrebbero,
Se solo avessimo voglia di parlare con gli altri,
le nostre labbra saprebbero pronunciare parole capaci di raggiungere il cuore della gente.
Se solo volessimo ascoltare,
le nostre orecchie percepirebbero i sussurri dei cuori colmi di dolore che ci circondano...
Se solo volessimo essere uomini,
i nostri cuori esulterebbero per la nostra volontà di amare."
Arrivai di corsa al bar, questa volta ero davvero in ritardo, non osavo pensare a quello che Vittorio e Luca avrebbero potuto dirmi...
Mi fiondai dietro al bancone e cercai di recuperare il tempo perso, servii i clienti, feci la gentile con tutti, lavai i bicchieri e preparai una marea di cocktails...
Dei miei due aguzzini neanche l'ombra... e sperai che non si fossero resi conto del mio ritardo...
Quando un pò della calca che mi aveva accolta si calmò e i clienti andarono ordinatamente a sedersi ai tavoli mi concedetti il lusso di guardarmi intorno... restai pietrificata, davanti a me, nello stesso tavolo della sera prima, sedeva ordinatamente composto Quel giovane!
Aveva un abito diverso da quello di ieri... però l'eleganza era la stessa... e anche la bellezza. Sembrava così maturo, così solitario, così...
Mi tirai uno schiaffetto da sola quando vidi che avanzava nella mia direzione, dovevo calmarmi, sorridere ed essere cordiale, non dovevo pensare ad altro, lui era un cliente io ero solo la barista...
- Perchè ti fai trattare così da queste persone? - la domanda mi colse totalmente alla sprovvista, alzai lo sguardo e me lo trovai davanti, non l'avevo nemmeno sentito arrivare... e adesso era qui, davanti a me appoggiato al bancone che mi guardava con uno sguardo indecifrabile...
-Che... che cosa intendi dire?-
-Mi domando come faccia una ragazzina come te ad accettare di vendere il proprio corpo... Non ti da fastidio? Non ti senti sporca?
Mi sentii gelare il sangue nelle vene... sporca? Che domande... quando senti le mani callose di quei vecchi puzzolenti sul tuo corpo, è naturale ti senta spora!!
Ma cosa voleva che ammettessi? Certo mi sentivo sporca e di certo non mi piaceva la vita che facevo... ma avevo altre scelte? No!! ...e allora vivevo la vita come mi veniva presentata, così, senza troppe illusioni o altro...
Mi allontanai verso l'altro capo del bancone e mi misi a pulire dei bicchieri, mi irritò questa situazione... insomma quello lì, che non aveva molti anni più di me, veniva nel mio bar e pretendeva di farmi la paternale??? Ma chi si credeva di essere?? Per quanto bello era di certo irritante!!
Continuò a rimanere lì, a fissarmi con quegli occhi che scrutavano persino la mia anima.. mi sentivo più nuda sotto quello sguardo che sotto lo sguardo dei vecchi bavosi... pur essendo che questo ragazzo mi vedeva vestita e i vecchiacci no... era... era allucinante!!
-Senti... non so cosa tu voglia... ma io adesso non ho tempo da dedicarti!!
-Voglio che tu venga via da questo posto! La vita normale non è poi così malvagia, da che mi ricordi io.......
L'ultima frase la disse quasi più per se stesso... che diavolo significava? Che fosse pure lui un protettore, che mi volesse portare in un harem tutto suo??
E se invece volesse davvero salvarmi? Insomma... non aveva la faccia di una persona cattiva... mia madre me lo diceva sempre "Patricia, tu le persone le riconosci a naso..."
E allora perchè ero finita a fare la prostituta per due italiani lestofanti???
Semplice... perchè mi servivano i soldi... certo... e da che lavoravo in quel posto ne avevo visti? Ma ovvio che no! Mica potevo andare alla polizia o ai sindacati...
Non credo neppure ci siano dei sindacati per le puttane!!
-Allora? Vuoi pensarci un pò sulla mia offerta?
Sobbalzo di nuovo... come faceva quel ragazzo ad essere così silenzioso? O forse ero io che mi lasciavo assorbire così tanto dai miei pensieri che non lo sentivo mai arrivare?
-Qua..quale offerta?
Fece un piccolissimo sorriso e allungò la mano fino ad accarezzarmi la guancia... - sei troppo giovane perchè io lasci finire in questo modo la tua vita! Ti proteggerò io da questi tizi...-
Bastarono queste sue parole dolci, perchè il mio cuore ebbe un sussulto, gli occhi mi si riempirono di lacrime e io mi ritrovai a correre, fare il giro del bancone e gettarmi nel suo petto a farmi proteggere dalle sue forti braccia...
Mi convinse… così che ci ritrovammo fuori dal locale, avevo preso le mie cose e stavo camminando al fianco di questo perfetto sconosciuto, verso qualcosa che non sapevo neanche io cos’era…
Il vento cominciò a soffiare lieve in mezzo ai miei capelli, mentre sentivo le sue braccia stringersi attorno ai miei fianchi e tirarmi verso quello che sarebbe diventato il mio destino…
Muovemmo qualche passo verso la mia libertà… quando la voce, tenebrosa e profonda di Luca ci arrivò alle spalle…
-Dove pensi di andare ragazzina? Non hai finito il tuo turno di lavoro.. e quello li non mi sembra una compagnia adatta a te!-
Mi irrigidii completamente, in quel momento credetti fossimo spacciati, Luca girava sempre con una pistola nascosta nella giacca… Sapevo che da un momento all’altro avrebbe sparato al misterioso ragazzo, sapevo che io avrei fatto una fine peggiore di come avevo cominciato!
-E quale sarebbe la sua compagnia ideale? I vostri abituali clienti del bar?
Mi irrigidii maggiormente, se possibile, quando sentii queste parole uscire dalla bocca del mio angelo salvatore… “questo vuole proprio morire” pensai, “va bene che è uno straniero e non conosce la pericolosità dei protettori… però, sfidare uno come Luca… è da folli!!”
-Senti moccioso, non so in quale ambiente tu sia cresciuto, ma non alzerei così tanto la cresta se fossi in te!
Luca si stava innervosendo, sapevo che avrebbe sparato da un momento all’altro…infatti estrasse la pistola e gliela puntò contro, non ero del tutto sicura che non avrebbe colpito anche me! Non volevo morire, per la prima volta in vita mia mi resi conto che comunque io volevo vivere! E quel ragazzo… quel ragazzo aveva ragione, io non volevo vivere come una puttana per il resto della mia vita, non volevo proprio!! Ma non volevo neppure venir ammazzata e poi…
Mi resi conto per un attimo che il cuore di quel ragazzo non battesse… ricordo che pensai che per paura il mio aveva iniziato a battere così forte da coprire il suono di tutto quello che ci circonda, anche il battito del suo… però, quel giovane rimaneva calmo, e non riuscivo proprio a capire come potesse riuscirci!! Dato che aveva una pistola puntata contro, che eravamo in un vicolo cieco, e che nessuno sarebbe venuto a salvarci!
-Vi consiglio di levarvi dalla mia strada, signore… io ho intenzione di allontanarmi con questa ragazza… e voi di certo non potete fermarmi!
Doveva essere impazzito di colpo!! Mi ricordo che pensai questo… Parlare in quel modo a una persona armata, a Luca!! Oddio, voleva morire giovane!!!
E Luca rise… lo sentii ridere in maniera scomposta, come era solito fare quando si stava arrabbiando. Aprii gli occhi, che fino a quel momento avevo tenuto chiusi, e alzai lo sguardo sul viso di questo mio sfortunato angelo custode…
“Almeno avrò la fortuna di morire tra le braccia di un gran bel ragazzo!” pensai.
-Ragazzino, io ti avevo avvertito, ma a quanto pare non sai seguire un buon consiglio quando ti viene offerto!
Sentii il rumore di uno sparo, e poi di un altro, eravamo forse morti? Ricordo ogni parola che la mia mente pensò… :”Stiamo forse per abbandonare i nostri corpi, e poi volare via verso il cielo… Ma che dico, una come me non può certo volare verso il cielo, sono troppo sporca e la macchia di peccati che ricopre la mia anima è così pesante che di sicuro sprofonderò nelle oscure grotte dell’inferno!”
Chiusi di nuovo, istintivamente gli occhi, ma non sentii più il forte corpo di quel ragazzo al mio fianco, no… doveva essere riverso a terra in una pozza di sangue e star emettendo gli ultimi gorgoglii di vita… Se si può dire così…
Aprii coraggiosamente un occhio e mi strinsi fra le mie braccia per una vana protezione che sapevo già di non ricevere…
Non potevo credere ai miei occhi! Il ragazzo dai capelli neri aveva preso Luca per il collo e lo stava sollevando da terra… e lo stava facendo con un braccio solo!! Lo aveva sbattuto al muro e lo guardava con uno sguardo truce, impassibile, mentre Luca, il prepotente despota, stava piangendo come un vitello.
-Forse siete voi che non sapete seguire un buon consiglio quando vi viene dato… vi avevo detto di lasciarmi in pace… voi perché non lo avete fatto? – Luca mugugna in risposta a questa frase del giovane, un qualcosa che non riesco a capire, poi sento lo sconosciuto ridere e continuare – Ora porterò via questa signorina… siete pregati di non disturbarla più! Intesi?
Detto questo lasciò andare Luca e lo fece finire sopra a un cassonetto dell’immondizia, quindi si pulì via la polvere dalla giacca e si riavvicinò a me, con uno sguardo più calmo e sereno…
-Stai bene piccola? Non ti sei spaventata troppo, vero?
Spaventata… troppo? No… in quel momento pensavo solo di morire, ma niente di più!! Scoppiai a piangere come una lattante, non avevo mai avuto tanta paura di morire, di finire la mia esistenza in quel modo, o peggio… di non finire in quel modo, ma di patire le pene dell’inferno per la mia tentata fuga, dopo aver visto morire colui che aveva tentato di salvarmi!
-Ho… ho… ho… avuto molta paura…- riuscii a dire fra un singhiozzo e l’altro, poi sentii le sua braccia addosso a me, e quindi mi sentii sollevare da terra, lo guardai stupita –Che… che fai? Insomma… adesso cosa accadrà?
Lui rimase in silenzio, gli occhi fissi sulla strada, attento a chissà quale cosa potesse accadere, però poi, dopo qualche minuto, abbassò lo sguardo su di me…
-Adesso ti porterò a casa mia, per un po’… poi decideremo tra qualche giorno!
“… Dolce amica che accompagni ogni mio gesto,
cara sorella che illumini la mia esistenza,
sorridi per me durante il mio andare…
perché io, alzando gli occhi, possa vedere riflesso nel cielo il tuo volto
e sapere di avere una complice che sorride solo per me!”
E così fece…(sapevo che fosse un tizio strano, ma non immaginavo così tanto!) mi portò a casa sua, e mi ospitò per tutto il tempo, ma…
La casa si trova sulla laguna, sull’isola di S. Erasmo, una casetta bipiano con una piccola spiaggetta privata, era, ed è tuttora, con un piccolissimo giardino, condiviso con un altro palazzo.
Pare fosse una vecchia casa di pescatori, cioè.. più case di pescatori unite insieme, perché era, e continua ad essere, veramente grande!
C’erano parecchie stanze, nella camera dove dormivo io c’era pure un balconcino!!! Ma… io non avevo il permesso di andare in tutte le stanze, specialmente di giorno, quando lui spariva per non si sa quale motivo… Cioè.. adesso lo so, ma allora era ancora un mistero per me!
Lo si vedeva in giro per casa solo di notte… e alle volte anche a quell’ora usciva… per poi tornare tardi, insomma… faceva una vita davvero strana!!! Ma la cosa peggiore era che… che obbligava pure me a vivere in modo assurdo!
Mi disse con queste parole :- Di giorno, quando io non sono con te, non aggirarti per strada, se devi uscire per comprare qualcosa, fallo, ma non allungare la strada! Non andare oltre il negozio che devi utilizzare per la spesa… e se puoi, fai a meno di uscire!
Ma come potevo non andare da nessuna parte?? E soprattutto, non mi aveva ancora detto cosa voleva da me! Insomma… sicuramente avrebbe dovuto volere un qualche pagamento per quello che sta facendo per me, o sbaglio?
Sospirai e mi appoggiai meglio alla ringhiera del balconcino, era proprio frustrante stare in quella casa! Certo, il tizio era gentile con me, ma… insomma… si vedeva che non si fidava di me, non mi aveva neanche ancora detto come si chiamava, benché vivessimo insieme da diversi giorni, e benché fosse stato lui a insistere a che io ci andassi, non sapevo neanche come chiamarlo!
Chiusi la porta finestra e mi preparai ad uscire, ormai, Luca e Vitto, speravo, si fossero rassegnati alla mia scomparsa, quindi, pensavo di poter uscire liberamente! E poi, volevo andare solo a farmi un giro, restando sulla laguna, e non andare troppo lontano, giusto solo fino al cimitero… l’isola sul quale si trova non distava molto da quella sulla quale mi trovavo io… quindi non era un gran giro…
Certo non era un gran posto dove fare una passeggiata, specialmente a quell’ora di sera, però… c’erano, e di sicuro ci sono ancora, dei luoghi molto carini al suo interno, e poi… non avrei dovuto fare strani incontri!
“… la dolce mano della notte sfiora queste labbra desiderose di amore…
Amore, ormai è una parola che il mio cuore non conosce più.
Ormai io non sono più un uomo,
sono solo l’ombra di una vita che vaga alla ricerca della propria fine.
Io non sono io,
e le luci e i suoni e le immagini che vivo,
sono solo l’illusione di un passato ancora presente…”
Camminavo tra tutte quelle persone ormai ricordate solo per un nome scritto su una lapide. Il silenzio di quel posto era quasi avvolgente, e le sole luci della notte e del cimitero erano quasi irreali.
Le ombre degli alberi lì intorno, creavano giochi, immagini fantastiche e anche molto grottesche, se unite a questo posto…
Camminavo ormai da un paio di minuti, quando avvertii la spiacevole sensazione di essere seguita, mi voltai, ma non vidi nessuno…
Pensai di essermelo immaginata, eppure… eppure sentii i rumori di passi, ma continuai a camminare, sicura che fosse questa atmosfera gotica a farmi immaginare questo genere di cose!
Mancava poco al tramonto, eppure le luci della notte già avanzavano su questa nostra terra… E con esse sentii di nuovo quel rumore di passi…
Mi girai e guardai un po’ intorno, forse la scelta di questo posto come luogo della mia passeggiata non era stato il massimo!
Sobbalzai, cioè… feci un salto alto un metro da terra quando sentii una mano sulla mia spalla, mi voltai di scatto e guardai…
-È da un po’ che non ci si vede principessa! Ci hai lasciati così all’improvviso che non è certo stato molto gentile!
Vittorio, lui era davanti a me, un coltello alla mano e lo sguardo sorridente, dietro a lui Luca, con qualcosa in mano che non riuscivo a riconoscere… Mi resi conto solo allora di essere in trappola, e in quel preciso istante… il sangue mi si gelò nelle vene!
Ero sola, non c’era nessuno che mi potesse salvare! Ero sola… cosa sarebbe successo? Cosa mi sarebbe successo?
-Adesso bambina, ci sono due possibilità! O resti qui e fai compagnia come si deve a tutta questa gente silenziosa… oppure torni con noi, e ci ripaghi dei giorni di permesso che ti sei presa senza il nostro consenso!
Luca parlava con una voce bassissima, sembrava un ringhio, si capiva subito che era ancora furioso per il giorno prima!
Involontariamente feci un passo indietro, mentre loro avanzavano, e inciampai su qualcosa, che mi accorsi dopo essere una lapide spezzata e caduta dall’incuria…
“Forse questo era il mio destino”, pensai “morire nella casa dei morti, addormentarmi per sempre davanti allo sguardo impietoso di mille statue, già poste a guardia del sonno di altri…”
Avrei fatto meglio a salutare per bene il mio angelo, colui che si è dato così tanto da fare per portarmi via da quel mondo!
Cadetti all’indietro e sentii un forte, fortissimo dolore alla testa, e la vista mi si offuscò, e il cuore si fermò per un istante nella mia gola…
Sentii il freddo della terra che mi stava sotto i piedi… e sentii come ovattate le voci dei miei due aguzzini, e i loro passi… parole confuse e suoni offuscati dal rumore del vento!
Sentii nelle mie narici l’odore pesante della terra umida, e mi resi conto solo ora che il sole era tramontato alle spalle delle cappelle… Era un’ ironia, morire quando il sole andava a dormire!
Chiusi gli occhi e attesi, i colpi che mi arrivavano non erano neanche molto forti, ma facevano male, sentii le mie ossa rompersi sotto di loro, avvertii chiaro il dolore secco e annientante del mio corpo spezzato…
Con mia grande sorpresa, le percosse, cessarono di colpo; cercai di alzare lo sguardo per capire meglio, ch’io fossi già morta? Che si fossero fermati proprio per questo?
Eppure io sentivo ancora il dolore delle botte, che fosse il destino di chi moriva in questo modo selvaggio… provare il dolore delle ferite in eterno?
Poi arrivò chiara alle mie orecchie la sua voce… Lui era venuto di nuovo a salvarmi… era lì, e stava affrontando i miei aguzzini per la seconda volta! Ma adesso era da solo, da solo contro due persone…
-Non mi sembra gentile il modo con cui state trattando questa fanciulla!
-Fanciulla? Ma sentitelo come parla, sembra un damerino! Ehi moccioso, levati di mezzo! Questa puttana è nostra, e tu devi solo ridarcela!
-…Moccioso… uhm, considerato che ho più anni di tutti i presenti messi insieme… direi che potrei chiamare io, voi, mocciosi!
Risate, sentii le risate di Vittorio e Luca, e poi i passi, e anche uno sparo… poi colpi, soffusi e coperti da qualcosa, le grida di dolore di qualcuno e poi il tonfo sordo di qualcosa lanciato lontano… o vicino… davvero non saprei dirlo, in quel momento faticavo persino a stare sveglia…
Ma una cosa la ricordo bene, la sensazione di dolcezza che provai quando venni sollevata da terra, quando quelle forti braccia mi strinsero al petto silenzioso… Non riuscivo proprio a sentire bene quel cuore battere… Allora pensai di essere davvero molto stanca… per questo non sentivo bene!
Mi faceva male da tutte le parti e volevo solo dormire, per un mese… o anche per sempre, davvero non mi interessava niente!
“ … siamo troppo vivi per poter sentire la verità strascicata
di un ubriaco solo al mondo,
troppo moderni per capire la sua vita quasi millenaria,
diamo troppa importanza alla nostra società
per capire l’importanza di questa sua testimonianza.
Troppo perfetti per capire che la perfezione non deriva dalla mente…
Troppo egoisti per capire che aiutare gli altri sia la soluzione alla nostra solitudine!…”
Iones sedeva tranquillamente sul grosso letto matrimoniale, svogliatamente sfogliando le pagine di una rivista scientifica. Mentre sul letto, la piccola Patricia dormiva di un sonno apparentemente tranquillo…
La porta della camera venne aperta e un giovane dall’aspetto di un ventenne entrò in stanza, accompagnato da un grosso cane di colore bianco e nero.
Il nuovo venuto era molto alto, probabilmente sul metro e novanta, capelli color mogano, lunghi, ma tagliati in modo molto particolare: due ciuffi più lunghi cadevano davanti alle orecchie, mentre solo una ciocca dietro alla nuca arrivava lunga fino al retro delle sue ginocchia, il resto dei capelli era tagliato corto.
Gli occhi del nuovo venuto erano di un verde brillante, chiari e con una luce molto triste… Similmente a quelli di Iones non emanavano alcuna emozione, e non facevano capire cosa il loro proprietario provasse.
-Non ti ho mai visto così preoccupato… cos’ha questa ragazzina di tanto importante?- Chiese il nuovo venuto sedendosi a fianco a Iones, mentre guardava con aria annoiata la ragazzina distesa sul grosso letto.
-Probabilmente, Sven, ha la vita nel corpo… cosa del quale io non posso più vantarmi!
Sven scosse lievemente il capo –Io davvero non capisco come tu non ami questa nostra posizione, siamo morti eppure non lo siamo, siamo vivi e non siamo neppure questo!! Manterremo la nostra attuale condizione fino alla fine dei tempi!!
-E’ esattamente questo che io non posso accettare Sven, io sono morto e non dovrei camminare… non avrei mai dovuto spendere i miei giorni fino ad adesso sulle mie gambe, ma in decomposizione in una tomba!!
I due si fermarono a guardare la ragazza, mentre si muoveva nel sonno e mormorava qualche parola confusa. Il grosso cane dal pelo lungo, che si era accoccolato ai piedi del suo padrone, si tirò di nuovo sulle zampe e l’annusò incuriosito…
-Grighol!! Lasciala riposare!- Sven tirò delicatamente la coda del cane, che scodinzolando si voltò a leccargli la mano, e ubbidendo tornò ad accoccolarsi ai suoi piedi…
-Ancora non ho capito perché lo hai chiamato così… povero cane…
-Sì è forse lamentato con te per il nome che ho scelto?? –Chiese Sven guardando l’amico con curioso interesse, ricevendo una semplice scossa del capo, negativamente, si curvò sopra il cane e prese a stropicciargli le orecchie… -Eh Grighol… questo grosso brontolone non ci da molta soddisfazione… Perché non ce ne andiamo da qualche parte a fare due passi e lo lasciamo alla sua principessa?
Grighol si alzò scodinzolando e leccò felice la mano del suo padrone, aveva risposto affermativamente, adorava passeggiare con Sven, col suo amico, col suo padrone, col suo amore.. quel cane pensava davvero che Sven fosse il suo Dio…
-Sven!…- chiamò Iones quando l’amico stava già per passare la porta… - Grazie per essere venuto qui, per avermi dato una mano con lei…
-Ehi… di che mi ringrazi… siamo fratelli, no?- Sorridendo, e facendo un lieve occhiolino, Sven scomparve dietro alla porta, per poi far sentire a tutti che usciva di casa, sbattendo la porta.
Iones, rimasto solo con Patricia, si ritrovò a fissare il viso angelico della giovane, a vegliarla dormire e sorridere delle smorfie che i sogni le facevano fare!!
Mentre la guardava, scrutava le imperfezioni del viso, le pieghe della pelle, un pensiero gli si delineò in testa… Doveva portarla via da quella città. Iones sapeva che non sarebbe stato giusto per Patricia, che non sarebbe stato un bene estirparla dalla sua città natale, dal paese che bene o male conosceva, nel quale sapeva parlare e poteva capire la lingua… dove l’avrebbe portata, non avrebbe conosciuto nessuno, non sarebbe stata in grado di girare per strada… di comunicare, di conoscere persone nuove… Ma almeno sarebbe stata al sicuro!
Chiuse gli occhi, se avesse potuto avrebbe sospirato, ma i suoi polmoni erano troppo stanchi e immobili da poterglielo permettere.
Chiuse gli occhi e prese a tastarsi le mani, la sinistra dalla pelle mortalmente pallida, le lunghe dita affusolate, lisce e prive di imperfezioni… e la destra, coperta da uno scuro guanto di pelle; prese a tastare il guanto con la mano libera… a toccare quell’odiata malformazione, quella mancanza che rendeva il suo pugno più debole di quello che in principio non era!
Chiuse ancora una volta gli occhi e rimosse il sottile strato di tessuto, che impediva di vedere la sua pelle… L’immagine della sua stessa mano lo disgustava, era coperta interamente da una profonda ustione, che sotto la manica larga della sua camicia continuava fino al gomito, mentre le lunghe dita affusolate si interrompevano in un punto. Il suo indice, prezioso per quel che era stato, era interrotto, spezzato in un punto, proprio sopra la prima falange… era la metà degli altri.
Strinse la mano al petto, se la strinse al cuore e chiuse gli occhi cercando di dimenticare un passato, troppo lontano per poter essere ricordato da altre persone, ma troppo vivo in lui perché potesse smettere di far male!
Mentre cercava di cacciare dagli occhi della sua mente quelle immagini, quel dolore… sentì del movimento provenire dal letto e attirato abbassò lo sguardo, incrociando quello stancamente spaventato di Patricia.
Le sorrise, almeno cercò di farlo, e le passò una mano sulla fronte, carezzandogliela dolcemente.
-Non temere piccola, adesso sei al sicuro a casa!
La ragazza chiuse gli occhi accettando quella carezza e cercando di rilassarsi più che poteva, ma poi riaprendoli li fisso in quelli di Iones, con un’intensità tale che questi si ritrovò a spostare lo sguardo.
-Ti prego… dimmi come ti chiami!
Di tutte le cose che voleva chiedergli solo quello le era tornato in testa, solo il suo nome, voleva saperlo per poter sentire nella sua bocca il sapore del suo suono, per poterlo associare al volto del suo angelo.
-Perché vuoi saperlo? A cosa ti serve il mio nome?
Quella non era certo la risposta che si era aspettata, pensava lui si sarebbe scusato per non averglielo detto prima, e lo avrebbe pronunciato senza troppe difficoltà, invece questo la stupiva, la sconcertava quasi. Perché mai questo giovane salvatore non voleva metterla a conoscenza del suo nome, della sua identità? Aveva forse qualcosa da nascondere??
-Perché vorrei poterti chiamare per nome… insomma… vorrei poterti chiamare nel caso io… mi trovassi… di nuovo…
-In pericolo? - Iones la vide annuire timidamente, quindi scosse il capo e sorrise debolmente. –No… non credo tu possa ritrovarti in pericolo, non lo permetterò…
Adesso era davvero confusa, si sentiva onorata di questa sua confessione, ma continuava ad esserne confusa… perché? Perché proprio lei? Insomma… c’erano moltissime altre ragazze che si trovavano nella sua stessa situazione.. perché proprio a lei era capitata quella fortuna?
-Perché? Insomma… perché ti sei.. ti preoccupi così tanto per me?
Aveva fatto quella domanda eppure si sentiva strana, come se in qualche modo ormai, appartenesse a quel ragazzo, come se, in qualche modo, ormai fosse diventata parte integrante della sua vita, fosse… si sentiva come… bhè come se qualunque cosa fosse uscita da quella bocca fosse stata legge!
-Perché sono passato in un bar, ho conosciuto una ragazzina con meno anni di quanti non ne volesse dimostrare, che per quanta vita avesse negli occhi era più morta di me…
Patricia si sentì commossa di quella spiegazione e non ne sapeva minimamente il motivo… non riusciva a capire perché, insomma, non le aveva spiegato niente, eppure le sembrava che in quelle parole senza senso ci fosse una grande verità!
-Io… non… non capisco!
-Non c’è bisogno che tu capisca… Ora rimettiti a dormire, e riposati per bene, domani sera a quest’ora partiremo per un altro posto!
Iones si alzò dal letto sistemandole le coperte addosso, e depositandole un leggero bacio sulla tempia, facendole chiudere gli occhi… Ma prima di uscire di stanza si fermò a guardarla e con voce bassa le disse:-Comunque… il mio nome… è Iones… se hai bisogno di me, chiamami…
“… nebbiolina solitaria si propagava davanti ai miei passi,
mi chiedevo dove andavo,
senza neppure sapere il mio nome.
Non sapevo quando sarei arrivato, eppure, eccomi giunto davanti a te,
mio amore,
dolce sole,
bianco raggio.
Eccomi a te, vaporosa nuvola d’amore…
Ch’io possa stringerti tra le braccia e sprofondare il viso tra i tuoi capelli,
annegando nella gioia di poterti avere al mio fianco.
Adesso, che conosco il mio nome, ma che sono lontano da te… adesso sono più vuoto di allora, quando la nebbia sola era mia compagna…
quando solo l’astro in cielo mi riscaldava le giornate…
Per questo… io,
tornerò da te!”
Arrivarono a notte fonda, erano in tre, Sven Samuele Giovanni guidava il gruppo, sopra la sua spalla portava una grossa scatola di cartone, al suo fianco, attaccato quasi alla sua gamba camminava Grighol, dietro di lui, Iones Stahinmark camminava a testa bassa, con la piccola Patricia fra le braccia, stretta al suo petto e delicatamente coperta con un mantello.
Camminavano nelle stradine desolate della città, mentre il silenzio li avvolgeva e li accompagnava. Entrambi sapevano dove stavano andando, conoscevano i pensieri dell’altro, quindi non avevano motivo di scambiare inutili parole fra loro.
Davanti a loro si apriva il grosso cancello della tenuta degli Hudiks, adesso Stahinmark… erano in Svezia, a Hudiksvall.
Iones conosceva quei posti come le sue tasche, sapeva girare per i boschi a occhi chiusi e trovare sempre la strada giusta. Ogni rumore per lui era calibrato, ogni odore era come se avesse una collocazione precisa.
La cittadina era silenziosa come al solito, e la grossa tenuta che si stagliava davanti a loro non era differente.
Iones Stahinmark era tornato a casa!
Due camerieri corsero loro incontro e si affrettarono a liberare Sven del suo fardello, e avrebbero fatto lo stesso con Iones se questo non si fosse rifiutato. Non avrebbe lasciato il suo prezioso carico per nessuna ragione al mondo. Le aveva detto che l’avrebbe protetta… e così avrebbe fatto!
Sven entrò nella grossa casa, un palazzo seicentesco in ottime condizioni, il grosso giardino che la precedeva non era neanche un terzo di quello che comprendeva tutta la proprietà, e si lasciò sfuggire un esclamazione di stupore.
-Ehi Io-chan... non mi ricordavo che le pareti fossero così spoglie! Hai levato qualche quadro?
Iones entrò dopo di lui e scosse il capo, lasciò che lo aiutassero a levarsi il soprabito e poi si guardò intorno. –No… i quadri sono solo stati spostati per permettere agli imbianchini di fare il loro lavoro al meglio!
-Ah.. ecco.. e io che speravo tu avessi finalmente dato un taglio…
Un occhiataccia di Iones lo fermò dal continuare, non era proprio il momento di ricordargli il suo passato, non con il suo presente fra le braccia!
Sorrise gentilmente guardando il viso rilassato di Patricia, quindi incominciò a salire le scale, del tutto dimentico di Sven e di quello che aveva appena detto. Ora doveva occuparsi della piccola, non importava il passato, o meglio, il passato c’era, e sarebbe rimasto per sempre nel suo animo, ma avrebbe impedito che avrebbe rovinato la vita anche a quella ragazzina!
La piccola che stringeva fra le braccia… quel piccolo e delicato fiore che non aveva ancora conosciuto la felicità, ora si doveva dedicare solo a lei.
La portò in una delle tante camere da letto, depositandola delicatamente sul letto, e poi la ricoprì amorevolmente. Avrebbe voluto vegliarla fino a che non si fosse fermata, ma purtroppo non gli era concesso, quindi si allontanò da lei e spegnendole le luci richiuse la porta dietro di se.. augurandole un buon riposo e una veloce guarigione.
Affidò la piccola alle cure di una delle cameriere, pregandola di eseguire ogni sua richiesta, che non fosse stata legata a lui, come per esempio portarla da lui… o cose del genere.
Quindi scese le scale e tornò da Sven, che lo aspettava in salotto.
-Hai messo a dormire la bambina?- L’uomo dai capelli rossi chiese con un sorriso divertito sulle labbra, mentre cercava di levare dalle fauci di Grighol una vecchia scarpa di Iones, senza peraltro che questi se ne accorgesse…
-Sì… ho chiesto a una ragazza della casa di occuparsi di lei… Ti faccio vedere la tua camera se vuoi?
-Bhà.. tanto so qual è… me la offri sempre! E non credere questa sia la prima volta che dormo in questa casa…
Iones soddisfatto di quella risposta si alzò e si diresse verso una porta priva di nome, del tutto uguale alle altre; chiudendosela alle proprie spalle sorrise e augurò la buona notte a Sven, che già saliva le scale con il cane. Era probabile che Sven, Iones lo sapeva, il giorno dopo lo avrebbe lasciato solo con la ragazzina, quindi lui doveva prepararsi psicologicamente. Anche se per farlo, non aveva fatto altro che infilarsi nel suo laboratorio, chiudersi dentro… e gettarsi sul divano presente in stanza, avvolto dalla più totale oscurità!
Delle due grosse porte finestra che si trovavano in stanza neppure una lasciava entrare il chiarore del giorno che ormai stava avanzando, pesanti scuri si trovavano davanti ai vetri, già peraltro oscurati di loro, e pesanti tendaggi li coprivano ulteriormente.
Nessuno in quella casa, a parte Iones avrebbe saputo orientarsi in quella stanza al buio senza creare danni… o far saltare in aria qualcosa.
Quello era il suo regno, e in fondo, la solitudine di quel posto, un po’ gli era amica, un po’ lo accompagnava nel tempo e lo sosteneva nei momenti difficili. Iones Stahinmark non avrebbe mai chiesto aiuto a qualcuno, neppure ai suoi fidati amici, amati fratelli!
Lasciandosi andare sul divanetto chiuse gli occhi… e pensò al da farsi.. Patricia avrebbe dovuto sapere quello che lui era, che lui si aspettava da lei, che da adesso in poi sarebbe successo…
E questo andava fatto… ma prima, pensò lui, l’avrebbe lasciata riposare e rimettersi in forza…
“Guardavo avanzare il tempo,
e mi domandavo spesso come mai non potesse raggiungermi.
Ora chiudo gli occhi e ascolto il rumore della vita,
assaporo con gli occhi i riflessi degli anni.
Sorreggo a mani alzate il dolce velo della solitudine…
Ora e dopo…
Io sono qui!”
Erano passati già tre giorni da che erano arrivati in Svezia, Patricia non sapeva proprio cosa dire o fare, si sentiva fuori posto in quella grossa casa. Era enorme, su tre piani, con un parco gigantesco che la circondava, con servitori e maggiordomi… Non era certo la vita che conosceva e nella quale era cresciuta!
E poi c’era lui, Iones, che la trattava con una dolcezza infinita, e verso il quale lei si sentiva attratta, stregata, rapita!
In quel momento camminava sperduta tra i corridoi dell’immensa casa, non sapeva dove stava andando, non sapeva nemmeno se aveva voglia di andarci.. eppure lasciava che i suoi piedi e le sue gambe la conducessero…
Passava silenziosamente a fianco a vecchie armature, arazzi maestosi appesi alle pareti.. e una quantità enorme di quadri… Sembrava che il soggetto principale fosse sempre la stessa famiglia, era pieno di ritratti, quadri ma anche alcuni affreschi…
Erano tutti molto antichi, rappresentavano una famiglia, importante di sicuro, composta da padre, madre e due figli… almeno.. in alcuni ritratti erano in due.. poi in altri appariva un giovane molto affascinante, ma del tutto estraneo alla famiglia.
Se non fosse stata una famiglia di almeno un paio di secoli fa… Patricia avrebbe giurato si trattasse della famiglia di Iones, il padre era identico a lui.. e anche il figlio maggiore… anche la ragazza, la figlia, era molto simile… L’unico che non c’entrava nulla era quel giovane, biondo e con gli occhi chiari… Patricia si ritrovò a chiedersi quale legame ci fosse tra quelle persone…
-Quello era Patrik Fon Gluhen… marito della figlia degli Hudiks… i proprietari di questa casa!
La voce di Sven la fece sussultare, lui si trovava dietro alle sue spalle e le sorrideva gentilmente, mentre avanzava per mettersi al suo fianco e osservare con lei il dipinto attaccato alla parete.
Patricia lo osservò brevemente per poi riportare lo sguardo sulla famiglia ritratta nel quadro… Chi erano gli Hudiks? Sembravano persone importanti… e come mai Iones non aveva tolto questi quadri appartenenti ad un’altra famiglia?
Sven passò una mano sulla tela davanti a lui, carezzandone i contorni e le spesse pennellate lasciate dall’artista…
-Iones è molto legato alla sua famiglia, per questo non le tira giù.. però secondo me si fa solo che del male!- Parlò con voce bassa, calma e tranquilla… come se quello che stava dicendo fosse stata la cosa più normale del mondo…
-Cosa.. state dicendo signor Sven, che questa è la famiglia di Iones??
Sven si girò a guardarla divertito –Non dirmi che Iones non ti ha ancora detto nulla?- Si mise a ridacchiare. –Sì bambina, quella è la famiglia di Iones… ma dato che dai del voi a me.. ti conviene darne anche a Iones.. almeno per rispetto alla sua età!
-Rispetto alla sua età? Io.. io proprio non capisco?
Patricia era disorientata, non riusciva a capire di cosa stesse parlando, di che età doveva tener conto, e poi… come facevano questi ad essere parte della famiglia di Iones, un ragazzo poco più grande di lei?
Patricia non riusciva proprio a capire, cosa significava tutto quello? Se almeno avesse avuto il coraggio di chiederlo a Sven… lui sembrava il tipo di persone che sapeva molto!
Ma questi, sorridendole fischiettò al suo cane e cominciò ad allontanarsi… Patricia fece per seguirlo, per cercare di fermarlo, ma una mano sulla sua spalla le impedì di proseguire.
Voltandosi di scatto si trovò faccia a faccia con Iones… adesso… forse, sarebbe stato lui a parlarle di quelle cose… sperando solo che non volesse fosse lei a chiederglielo…
-Io..iones… io…
-Ssh.. è giusto che io ti racconti… un po’ di cose…
Iones si voltò ad osservare il grande quadro, raffigurante una pacifica scena famigliare, quindi chiuse gli occhi e andò a sedersi in un divanetto alle loro spalle, adiacente alla parete opposta a quella del quadro.
-Vieni a sederti con me…- E Patricia lo fece, si sedette al suo fianco e lo guardò, con occhi a metà fra l'adorazione e la curiosità…
-Quella è davvero la mia famiglia- cominciò Iones -Quella seduta è mia madre, la bambina in braccio è mia sorella, l'uomo in piedi è mio padre… e il bambino al suo fianco… il ragazzino di meno di 7 anni… sono io…
Iones chiuse gli occhi e si passò una mano tra i capelli, poi lentamente continuò a parlare, mentre Patricia aspettava desiderosa di apprendere maggiormente… -Se io dovessi parlare a una vasta folla… bhè probabilmente comincerei il mio discorso così: …
"....Il mio nome è Iones Stahinmark, certo questo non era il mio vero nome, giusto quello che utilizzo adesso... Il mio nome era sì Iones, ma il cognome era Hudiks. Conte Iones Hudiks.
Sì ero un conte, uno di quei nobili che partecipavano attivamente alla vita sociale.. insomma qualcuno di importante!
Ero uno dei tenenti dell'esercito, mi apprezzavano e ammiravano tutti... ma poi... bhè poi qualcosa accadde e io... io cambiai la mia posizione, o meglio... la mia posizione cambiò per gli altri!
Bhè.. allora... sedetevi comodi e preparatevi ad ascoltare il mio racconto... forse il mio ultimo racconto..."
Ma qui non si tratta di una folla, ne vasta ne piccola... si tratta di te e me, quindi avanti, chiedimi quello che vuoi! Io risponderò a ciò che posso...-
Detto questo Iones si fermò a fissare gli occhi della ragazza, e per qualche minuto restarono così, in silenzio, mentre la fervida immaginazione di Patricia vagava nella sua mente alla ricerca di una domanda valida... di qualcosa da chiedere che non fosse troppo invadente... poi non riuscendo a frenare più la sua curiosità domando: - Come mai sei.. siete diventato così? Perché avete accettato?
Iones sorrise tristemente a quella domanda, quindi chiuse gli occhi e cominciò la sua spiegazione. -Vedi Patricia, non sempre si accettano le cose che la vita mette sul nostro cammino... o meglio, si cerca di non accettarle e poi ci troviamo imbrigliati in esse! Così successe a me, per una serie di motivi, mi trovai accecato e caddi in un inganno... diventando dunque quello che sono...
Patricia scosse la testa confusa, - Mi vuoi forse dire che ti hanno ingannato, che ti hanno detto di diventare un vampiro e poi... non capisco??
-Aven, il mio sire, cioè colui che mi ha reso vampiro, è riuscito a fare leva su punto particolarmente doloroso della mia vita... così mi sono ritrovato a volerla cambiare... a cercare una novità capace di farmi smettere di soffrire!
-Vuoi, ehm.. volete, forse dire che vi ha ingannato? E che voi avete accettato di diventare vampiro, ma che invece non volevate? E... se posso chiedere... perché avete accettato? Avevate una famiglia con voi.. o è forse successo loro qualcosa?
Iones sorrise tristemente, mentre negli occhi aveva il riflesso della sua vita passata, mentre rivedeva con la mente il susseguirsi degli eventi che lo avevano condotto fra le braccia di quel demone di Aven. -Alla mia famiglia non era successo niente...solo... era successo a me!
-Posso domandare che cosa? -Appena quelle poche parole furono uscite dalle sue labbra, Patricia, se ne pentì.. come aveva potuto chiedere una cosa del genere, quel poverino, era chiaro che stesse soffrendo! Quindi afferrò le mani di Iones stringendole nelle sue. - Vi prego... scusatemi!! Non dovete rispondere... era solo... solo una domanda dettata dalla mia curiosità!! Vi prego di perdonarmi!!
-No.. Patricia, non scusarti! Sono stato io a chiederti di farmi domande.. ora è giusto che io risponda!- Iones invertì la posizione delle loro mani, trovandosi poi a stringere, in maniera rassicurante, quelle di lei fra le sue mani. -Successe tutto per colpa di un uomo... quel uomo!- Disse indicando il giovane biondo raffigurato nei quadri al suo posto. -Lui, come penso Sven ti abbia già detto, si chiamava Patrick Von Gluhen... era un mio compagno in accademia militare, nobile come me e anche compagno d'armi...
...Cominciò tutto una sera, di molti molti anni fa!
Io e Patrick, cavalcavamo in silenzio, la stanchezza del giorno ci aveva stremati, non volevamo altro che finire il turno e tornarcene a casa per riposare...
Ma prima che potessimo dire o fare qualsiasi cosa... uno sparo cambiò tutta la serata. Non posso descrivere bene la scena, perchè ancora non ho la chiara successione dei fatti in mente...
Vidi il cavallo di Patrick impennarsi, e lui venir sbalzato di sella... mi voltai verso la direzione dello sparo e con orrore notai che eravamo circondati!
Un drappello di una decina di uomini, appiedati e con i fucili puntati... non avevamo molto scampo!
Feci l'unica cosa possibile, smontai da cavallo e mi misi davanti a Patrick che era riverso a terra... lanciai il mio animale verso quelle persone e sperai di guadagnare più tempo possibile. Appena mi fui avvicinato a lui, mi resi conto con stupita delusione che Patrick non aveva perso conoscenza come credevo, ma che stava solo fingendo, per avere salva la vita.
Nei suoi occhi potevo leggere il cieco terrore che lo pervadeva, in fondo, come dargli torto?
Le divise che normalmente ci consentivano di avvalerci di privilegi e onori, avevano ora segnato la nostra condanna a morte!
Lo trascinai per un braccio verso il tronco di un albero abbattuto, gli allungai la mia sacca con la polvere da sparo, il suo fucile e i piombini. -Patrick... ricaricami il fucile.. così che io possa guadagnare tempo...
Lo vidi annuire, quindi gli sorrisi e mi preparai a combattere per salvare le nostre vite; quelli che avevamo davanti non erano sprovveduti, ma erano i ricercati che stavano progettando un attentato ai danni degli ambasciatori francesi in visita dal nostro sovrano...
Sparai un colpo col mio fucile e mi girai per prendere quello che mi aveva preparato Patrick... vidi le sue mani tremare, ma non ci feci caso, vidi il suo sguardo colpevole...ma non feci caso neppure a quello...
Venni colpito a una spalla da una pallottola, e ho una cicatrice che ancora lo dimostra, ma cacciai il dolore nel fondo della mia mente, imbracciai il fucile, mirai e feci fuoco...
Davvero non mi resi conto di molto, il boato assordante mi forò le orecchie, il dolore al braccio mi impedì di pensare a molto.. vidi il fucile sfuggirmi di mano e il sangue sgorgare da tutto il mio braccio... mi sembrava quasi di aver un braccio immerso in un braciere...
Vidi i nostri avversari avanzare, sapevo di non poter più sparare, non potevo neppure muovere il mio braccio destro, feci l'unica cosa possibile, sapevo che se non mi fossi mosso saremmo morti entrambi... dovevo salvare Patrick, era l'unica cosa che contava per me!
Afferrai la mia spada e la sguainai impugnandola con la mano sinistra... se fossi dovuto morire... lo avrei fatto combattendo!!
Mi gettai nella mischia e cercai di allontanarli dal posto in cui si trovava Patrick... se li avessi portati abbastanza lontano, forse lui avrebbe avuto tutto il tempo di scappare via...
Evidentemente fui così convincente nel mio impeto che mi ritrovai a mandare in fuga i miei avversari, ma, stremato e ferito, rovinai, svenuto, per terra, mentre sentivo il mio nome venir pronunciato da Patrick...
Aprii gli occhi e mi ritrovai immerso nell’oscurità, gli oggetti intorno a me non mi erano sconosciuti, anzi… Appartenevano alla sicurezza della mia casa, e le voci che sentivo erano quelle della mia famiglia.
Mia madre piangeva al mio fianco, mentre mia sorella sbirciava la mia figura dal fondo del letto. Non vidi mio padre, non lo vidi per molto tempo… solo quando mi rimisi in piedi, dopo qualche settimana venni a sapere il perché… il perché di tutto!
Patrick aveva raccontato quello che era successo, solo che aveva usato qualche piccola modifica al racconto… - e con queste ultime parole Iones si alzò in piedi avvicinandosi all’immagine di Patrick.
Per quella sera non avrebbero più discusso, e questo Patricia lo capì al volo, tanto che alzandosi dalla sua poltrona, andò a baciare la guancia di Iones e augurargli un buon riposo per il giorno che stava arrivando.. Quindi scomparve nell’oscurità… mentre solo il rumore dei suoi passi riempiva i corridoi vuoti..
-Hai intenzione di ripercorrere di nuovo quella strada, fratello?
Iones non dovette neppure girarsi per sapere a chi apparteneva quella voce, Sven era alle sue spalle probabilmente appoggiato alla balaustra della finestra, con le braccia incrociate davanti al petto e un finto sorriso sulle labbra, con un immensa dose di preoccupazione negli occhi…
-Se lei me lo chiederà… io le dirò quello che vuole sapere, magari con lentezza… ma lo farò!
Sven avanzò verso di lui appoggiandogli una mano sulla spalla e dando alla presa una leggera strizzatina -Se ti serva una spalla… la mia è libera e pronta per essere inzuppata di sangue!
-Ti ringrazio… - Iones appoggiò la sua mano su quella dell’altro e si voltò per indirizzargli un mezzo sorriso. - Ora sarà meglio tornare nelle nostre stanze, prima che i miei camerieri ritrovino i nostri cadaveri o peggio la nostra cenere…
Fine.