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Autore: Acuamaine
Titolo: Untitled (per ora)
Capitolo: 2/?
Disclaimers: I personaggi, mi appartengono tutti… tranne forse qualcuno in un futuro… ma se mai dovessi utilizzare pg non miei, vi avvertirò prima ^_-
Note dell’autore: Uhm…che dire, questa storia è una delle mie preferite ( che ho scritto ovviamente) … e questo dovrebbe in qualche modo far capire molte cose… capperino, sono messa male ^^’’’
Cmq… Considerato quello che significa per me questa fic, la sua importanza per quello che continuerà a ricordarmi in eterno ogni volta che la rileggerò, il dolore che mi ha aiutato a sciogliere, la paura che mi ha aiutato a dissipare…
Vorrei sapere cosa ne pensate, ma non vorrei ricevere critiche troppo aspre o inmotivate, le critiche costruttive sono ben accette, e anzi, le apprezzo pure. Spero che possiate provare a piacere nel leggere queste parole che ho scritto qui sotto. Se però siete in un momento di depressione, se siete tristi o cos’altro… ^^’’ ve la sconsiglio, perché i temi trattati sono molto sofferti, e alle volte i personaggi possono risultare abbastanza sfigati! (-.- considerando che sono pi tuoi… nd un pg dei miei a caso, tanto è un pensiero che hanno tutti…)
Dedication: A un po’ di persone… coloro che mi sono restate a fianco in questo momento molto difficile per me, che mi hanno dato coraggio, che mi hanno sostenuto o che solo hanno fatto in modo che io non pensassi ai miei problemi. Vi ringrazio di cuore, tutti! Se potessi, se ne avessi la possibilità, mi sdebiterei in un modo migliore, ma al momento non è nelle mie capacità! ^_- consideratevi messi su una lista (^^ che è diversa da quella dove tu essere sei sottolineato migliaia di volte!! Nn temere, questo ti aiuterà a levare un po’ di linee) e quando potrò, vi restituirò il calore che mi avete trasmesso! Grazie di cuore! E’ tutto quello che posso darvi ora! ^*^
A/n: ci saranno delle parti scritte tra //…// queste parti sono in pov. Le frasette scritte in corsivo tra “…” sono invece quello che io amo definire pensieri in libertà, considerateli scritti da Iones per suo figlio, o per Patricia…
Untitled
By Acuamaine
“Albeggia sulle nostre coste,
Mentre le nostre membra si assopiscono e noi ci immergiamo nei nostri ricordi di vita…
Solo il pallore della luna ci riporta al presente,
a quello che siamo e alla normalità che più non ci appartiene…”
I giorni erano trascorsi a Hudiksvall, e Iones e Patricia non erano più tornati sull’argomento del passato…
Sven e Grighol se ne erano tornati a casa loro, ad Amsterdam, mentre era arrivato un altro personaggio a dare il suo aiuto a Iones… Raphael, un vampiro che come età apparente dimostrava sui 26 anni… ma alle volte quando parlava poteva anche far abbassare il livello di una ventina di anni… arrivando a sembrare un bambino…
Iones dall’alto della sua camera osservava stranamente divertito i giochi che Raphael stava facendo fare a Patricia, i due sembravano andare molto d’accordo, e questo sollevava enormemente il carico di responsabilità del vecchio vampiro.
Ora Iones poteva tornare a dedicarsi maggiormente al suo lavoro, alle sue ricerche in laboratorio e alle sue consegne, dimenticandosi tranquillamente del suo passato e dei discorsi che ancora avrebbe dovuto fare alla ragazzina.
Patricia trovava molto simpatico questo nuovo amico di Iones, che era sempre disponibile a parlarle, a intrattenerla e a giocare con lei. Ovvio, non erano sempre i giochi che lei cercava, in fondo non era più certo una bambina!
Aveva ben 15 anni, e stava andando per i 16!
Si domandava se le avrebbero fatto una festa, in fondo non sapevano neppure quando era nata. E poi, sarebbe stato probabilmente strano per loro festeggiare il compleanno di qualcuno che era ancora in vita… in fondo erano morti!
Iones sorrise quando sentì le imprecazioni di Raphael al fatto che Patricia lo stava battendo a palle di neve,da quando c’era quella bambina si accorse che stava sorridendo più spesso, certo… il suo sguardo rimaneva immutato, freddo e triste come al solito, però… almeno ogni tanto le sue labbra si arricciavano in sorrisini…
Il telefono della sua stanza prese a suonare, e poco dopo uno dei suoi camerieri venne ad annunciargli di avere Aven Strauss Ludwig al telefono, pronto a parlare di qualcosa di importante!
Iones chiuse gli occhi, e si preparò alla telefonata… Aven era, dopotutto, il suo genitore, colui che lo aveva creato come vampiro, e meritava di venir trattato con rispetto.. era pur sempre un suo superiore…
Alzando la cornetta Iones non potè far a meno di ricordare quello che era stato Aven per lui, come lo aveva trattato e perché provasse tutto questo fastidio a saperlo dall’altra parte della cornetta, pronto a dirgli chissà cosa.
“ …e poi tornare a casa…
Casa, è una parola che ha un suono strano se pronunciata da chi, come me, è vagabondo nel suo stesso animo…
La sola compagna che si possa considerare fedele è la pallida signora della notte.
Troppo silenziosa per far dimenticare la solitudine,
troppo lontana per far passare la malinconia…”
Aven Strauss Ludwigue era un vampiro molto potente e molto importante. Ovviamente quando Iones lo aveva incontrato non sapeva neppure cosa fosse un vampiro, non poteva nemmeno immaginare cosa significasse quella parola, quella vita!
Aven si avvicinò a lui, per la prima volta, lo stesso giorno in cui suo padre pronunciò le maledette parole che cominciarono la fine del giovane Iones…
//Aven, solo sentire il tuo nome mi fa tornare con la mente a quel giorno, quel maledetto giorno!
Il giorno in cui mio padre si avvicinò al letto, sul quale giacevo ancora ferito e stanco, posò i suoi gelidi occhi nei miei e con disprezzo disse : - Tu da questo momento, e per questa famiglia… non sei mai esistito!- mentre si girava verso le altre persone presenti nella stanza sentii la sua voce tuonare - Che nessuno di voi rivolga più la parola a quest’ombra… questo essere indegno di avere persino un nome!
Un verme, era come mi sentivo quel giorno. Non mi sembrava di essere più capace di respirare, di parlare o anche solo di muovere un muscolo. Nulla… tutto era vuoto intorno a me. Vidi le persone che prima mi circondavano preoccupate, ora allontanarsi da me, chi con sguardo dispiaciuto e chi col disprezzo dipinto sul volto…
Vidi scomparire tutta la mia famiglia, mia sorella, mia madre… e mio padre. Tutti se ne erano andati e io ero rimasto completamente solo. Solo con i miei pensieri, a domandarmi cosa mai avesse causato tutto quello, poteva essere uno scherzo… ma decisamente in quel periodo non si conoscevano questi tipi di scherzo!
Mi alzai lentamente dal letto… cercai di vestirmi e uscii di stanza, volevo sapere, conoscere il motivo per una tale decisione.
Cercai mio padre, e lo trovai nel suo studio… stava passeggiando avanti e indietro, nervosamente, mentre alcune cameriere si affrettavano a rimettere in ordine la sua scrivania rovesciata.
Doveva proprio essere furioso per aver ridotto la sua stanza in questo modo!
- Padre?… Possiamo parlare?
Cercai di mantenere la voce più normale ch’io conoscessi… cercai di capire, ma proprio una soluzione in testa non mi veniva.
Vidi mio padre farmisi vicino, e poi sentii il freddo dolore della sua mano sulla mia guancia.
-Come hai potuto fare questo Iones? Tu… tu che eri l’orgoglio di questa casa!
Non riuscivo a capire di cosa stesse parlando… e non riuscii a capirlo per molto tempo, infatti mio padre uscii dalla stanza, lasciandomi ancora più confuso di prima.
Riuscii a capire meglio quanto era successo solo corrompendo un cameriere…
Patrick… il mio caro Patrick… il mio adorato Patrick… era andato in giro, raccontando l’impresa alla sua maniera…
Aveva raccontato che io ero spaventato, e che lui aveva cercato di difendermi come meglio poteva… ma visto il mio cieco terrore io avevo combinato alcuni guai, finendo così gravemente ferito… rimanendo senza un dito… e con un ustione che mi copriva tutto l’avambraccio… rimanendo coinvolto dall’esplosione del mio stesso fucile…
Aveva raccontato che mi ero messo a piangere come un lattante, come io avevo tentato la fuga abbandonandolo da solo… Come io avrei cercato di cambiare strada appena visti i banditi… lasciando il mio posto di vigilanza…
Davvero… in quel momento mi misi a ridere… non potevo sul serio credere a una cosa del genere. Patrick, il mio confidente da che eravamo piccoli, il mio unico sostegno nelle ore faticose di ronda, l’unica spalla sulla quale mi addormentavo alla sera, stanco da un faticoso giorno di esercitazioni.
Poi invece… dovetti rassegnarmi all’evidenza. In casa tutti mi ignoravano, ero solo un ombra, mentre lui… lui era diventato quello che io non ero più.
Lui adesso aveva il mio grado di ufficiale, e io non ero più nulla… degradato senza nemmeno avere il tempo di poter dare una spiegazione!
Lui adesso aveva l’amore della mia famiglia, mentre io avevo solo l’affetto dei miei cani… per fortuna a loro era concesso scodinzolare quando mi vedevano, o l‘avvicinarsi a me per ricevere una carezza sulla testa, almeno se mio padre non era in giro… Se mio padre era in casa e qualcuno faceva anche solo un gesto per evitarmi mentre ci incrociavamo per strada… bhè, erano guai seri, per me… e per questo qualcuno.
C’erano giorni in cui venivo fatto dormire persino nelle stalle, quando avevano ospiti molto importanti. La cosa non mi dava molto fastidio, ormai il dolore che tutta quella situazione mi aveva causato mi impediva di provare altro. Le uniche cose che sentivo, erano il dolore al cuore, il freddo gelo della solitudine… la dolce tristezza dell’inutilità delle proprie azioni.
Non facevo niente al giorno, passavo le ore a leggere, scrivere, passeggiare nei boschi, in mezzo alla neve… e soprattutto cavalcare.
Cavalcavo, facevo lunghe passeggiate a cavallo, spronavo il mio destriero a corse sfrenate, superavo tronchi con salti elevati, compivo gincane in giro nei boschi… Provavo qualsiasi cosa, anche pericolosa, tanto non avrei perso nulla, neanche levandomi la vita.
Una volta solo, o col mio cavallo, nel fitto del bosco o sulle rive di un qualche fiume o torrente, mi esercitavo con la pistola, con la spada… volevo tornare quello di un tempo. Avevo un braccio praticamente inutilizzabile, a mangiare non riuscivo se non facendo pasticci immensi, a scrivere… sembrava che le linee tracciate fossero inutili scarabocchi di un artista privo di voglia o di passione…
Mi esercitavo fino a tarda sera, se anche mancavo per un pasto nessuno se ne accorgeva, tanto ero obbligato a consumare i miei pranzi da solo nella stanza, servendomi degli avanzi della mia famiglia.
Ma tanto, la società umana non mi interessava più… o meglio, io non interessavo più a lei, io non ero più niente per gli altri uomini, le altre persone che prima conoscevo.
Passeggiare nella notte, e guardare la vita del bosco che mi circondava.. Era questo il mio passatempo. Il mio cavallo, io, gli animali del bosco e le stelle nel cielo… solo a noi apparteneva la notte… solo noi!
Solo io avevo la facoltà di ragionare… solo io!
Fu in una di quelle occasioni che il diavolo in persona si affiancò a me… Aven Strauss Ludwigue… in una di quelle occasioni, durante le quali assaporavo la libertà della solitudine ( o meglio la prigionia ), lui prese ad affiancarsi a me; questa sua “intrusione” mi dava anche un po’ fastidio, per giorni cavalcò al mio fianco senza parlare…
Poi prese a farmi domande, dopo un mese mi propose di lasciare la mia vita e di rifarmene una nuova, senza nulla aggiungere. Senza aggiungere, nemmeno per sbaglio cosa questo comportasse, che significava perdere la propria vita… che significava morire per ottenerlo…
Non so neanche quando successe, so solo che dopo qualche giorno da che prese a farmi domande… da quando accettai di cambiare vita…
Mi ritrovai vampiro…//
“… Ho alzato gli occhi alla luna e mormorato il suo nome…
Ho sperato di poter chiudere gli occhi e riaprirli nei tuoi…
Ho sperato di poter parlare alle orecchie del vento e potergli dire di te…
Farlo ingelosire della tua bellezza…
Vorrei poter convincere le stelle a brillare un po’ meno, per poter far risaltare di più la tua bellezza…
La luce della tua anima!
Canta per me dolce vita piena di grazia!
Balla per me, dolce bellezza sinuosa… balla e culla i miei pensieri nella tua stessa gioia,
Illuminami con la tua luce, stella mia, e gioisci con me della velocità del tempo che ancora ci rimane…”
Iones rispose cordialmente al telefono, col cuore stretto nel petto, aspettando di sentire parole inutili, che solo lo potevano intristire di più.
-Iones… è da tempo che non ti fai sentire…cosa c’è non vuoi più bene al tuo adorato padre?
“Veramente non te ne ho mai voluto!” Questo era quello che più o meno avrebbe voluto rispondergli, ma si trattenne dal farlo, e invece rispose: - Certo che no Aven, sono solo stato molto impegnato col mio lavoro…
-Lavoro? Ma non prendermi in giro, ho saputo che ti sei fatto un bel giochino anche tu!
Patricia! Fu l’unico pensiero che percorse la mente del vampiro dalla mano ferita.
Qualcuno aveva informato quell’essere disgustoso della sua presenza… questo poteva rivelarsi molto problematico. Poteva mettere la piccola in pericolo, più di quanto lei già non fosse!
Ora Iones si trovava in difficoltà, non sapeva come reagire, se gli avesse poco gentilmente chiesto di farsi i fatti suoi, era certo che Aven sarebbe andato il giorno dopo a casa sua, e non sarebbe stata una vera visita di piacere! Se lo avesse assecondato… se lo sarebbe ritrovato dopo una settimana, con l’intenzione di divertirsi con la piccola… e questo certo Iones non lo avrebbe permesso!
-Aven… non è il mio giocattolino, sta qui da me per qualche giorno. Poi la manderò da qualcun altro… non la posso certo tenere con me!
-Molto bene, allora lasciala a me!
Ecco questa era una delle poche cose al mondo che avrebbero fatto impazzire di rabbia Iones. Vedere quella creatura piena di vita, e di speranza, nelle mani di un essere così oscuro, viscido, imprevedibile e assolutamente privo di umanità.
Non lo avrebbe mai permesso!
-Aven… con tutto il rispetto… se tocchi quella ragazza anche con una sola delle tue sporche mani… farò in modo che i tuoi amati figli vedano la loro fine su una delle lame della mia spada!
Solo il suono ritmico del telefono gli rispose. Aven aveva già interrotto la comunicazione. E Iones rimase a fissare in silenzio il vuoto della sua stanza. Chiuse la porta alle sue spalle, mentre lentamente usciva e si dirigeva al piano di sotto.
Non sapeva ancora bene cosa fare, ma l’unico pensiero che il suo cervello continuava a urlargli era di portare in salvo la ragazza.
Certo Aven poteva aver messo delle spie a sorvegliarlo, e questa era più o meno una certezza per Iones, ma di certo non poteva neanche fermarsi ad aspettare il suo arrivo.
Si fermò sulla porta di casa e guardò con gli occhi stretti a fessura il veloce gioco degli altri. I felici sguardi che Patricia scambiava col giovane Raphael, e le risate cristalline nelle quali prorompeva.
Prese la decisione, il giorno dopo sarebbe partito. E dove fosse andato… lo avrebbe deciso solo una volta arrivato! In questo modo avrebbe preservato meglio la sicurezza di Patricia, e se anche si fosse trovato di fronte Aven… non sarebbe rimasto a guardare senza reagire. Sarebbe stato disposto a donarsi a lui, invece che lasciarla portare via!
Questo era quello che aveva deciso, quindi, senza niente aggiungere o annunciare, si voltò e chiamato a se uno dei suoi camerieri, annunciò che avrebbero dovuto preparare le sue valige e quelle della signorina, e che sarebbero partiti per un tempo indefinito, per un luogo che ancora le loro bocche e le loro menti non conoscevano!
Fine secondo capitolo…