Titolo: Porcelain Heart
Personaggi: OC!Meg Sullivan, OC!Jack Leery
Genere: azione, thriller, romantico
Rating: NC17
Avvertimenti: longfic, lemon
Wordcount: 637 (Fidipù)
Introduzione: Lei è Meg, un'assassina su incarico; Lui è Jack Leery, un moderno mercenario. Simili e, allo stesso tempo, diversi. Vivono la loro storia in un futuro in rovina, dove solo chi ha i soldi e il potere conta qualcosa…

Prologo
Il mondo non è altro che un grosso, enorme bidone della spazzatura.
Puzza ed è sporco.
Non c'è niente di peggio che vivere in un posto simile.

«Come ti chiami?»
La ragazza alzò lo sguardo castano, fissandolo in quello del poliziotto, e sorrise: «Meg» dichiarò, spostando poi le iridi verso la porta.
Era incustodita, quegli uomini avevano abbastanza boria dentro di sé da pensare che lei non potesse fuggire.
Idioti.
«E non hai un cognome oltre a Meg?»
«Forse»
L'agente sospirò, passandosi la mano sulla calvizie che si stava facendo strada fra i suoi capelli:«Perché sei qui, Meg? Raccontami dall'inizio»
La ragazza lo fissò negli occhi: «Vuole davvero conoscere questa storia dall'inizio?» domandò, poi senza aspettare risposta sbatté i palmi aperti sul tavolino in ferro: «Ok. La prima volta che ho ucciso avevo sette anni, ho preso la pistola del mio tutore e gliel'ho puntata contro: non volevo ammazzarlo, volevo solo che la smettesse di toccarmi ma lui» si fermò, scuotendo la testa: «Beh, lui pensava che fosse facile disarmare una bambina ed io l'ho ucciso. Da quel giorno ho vagato per le strade, ho fatto i peggio lavori e mi sono accorta di una cosa: sono brava a uccidere, quindi perché non farne un lavoro? E poi si guadagna bene!»
Il poliziotto la osservò, sgranando un po' gli occhi: non era abituato a quel livello di cinismo e disillusione, pensava di aver davanti una fanciulla perduta ma salvabile.
Lei era sì, perduta, ma non certo salvabile.
Sguazzava felice nel letamaio che conosceva.
Lo guardò mentre si voltava verso il suo collega, in cerca di un aiuto: il momento giusto.
Se non sai cogliere il momento giusto, puoi considerarti un cadavere che cammina.
Meg si allungò sul tavolino, afferrando fulminea la pistola e puntandola contro i due agenti.
Due colpi: il primo ferito alla spalla mentre cercava di impugnare la propria pistola; il secondo, quello che aveva cercato di salvarla, in pieno petto.
Morto, sicuramente.
Si voltò verso la porta e sorrise: adesso doveva solamente uscire…

«Ho un lavoro facile facile per te, Jack»
L'uomo abbassò la bottiglia di birra, osservando il ragazzo davanti a lui e studiandolo: lo chiamavano il Topo, perché, proprio come l'animale, si era costruito un covo nelle fognature e puzzava.
Si spostò sul divanetto, sentendo tintinnare le medagliette che portava al collo, i ricordi di un passato da soldato glorioso, e aspettò che l'altro parlasse: «Allora?» lo incalzò, dopo un po', vedendo che quello non accennava ad aprir bocca.
Il Topo sorrise, tastando il giaccone logoro e sudicio e tirando fuori una foto: «Devi uccidere questa ragazza: si chiama Meg Sullivan»
Jack afferrò la foto, osservando il volto dai lineamenti fini, lo sguardo castano e i lunghi capelli castano-rossicci che scendevano sulle spalle: carina, decisamente carina.
E doveva essere morta.
«Perché?»
L'altro alzò le spalle, scuotendo il capo: al solito non sapeva il perché, sapeva solo chi.
Jack annuì, poggiando la bottiglia sul tavolino e studiando maggiormente la foto: che cosa aveva mai fatto quella ragazza per meritare la morte?

Osservò l'acqua rosastra scivolare verso lo scarico della doccia, mentre teneva la testa china sotto al getto caldo: il sangue sembrava essersi attecchito alla sua pelle e, anche se l'acqua la ripuliva completamente, lei continuava a sentirselo addosso.
Sospirò, chiudendo l'acqua e uscendo dal box. Afferrò uno degli asciugamani, impilati nel piccolo mobiletto posto lì vicino, e se lo avvolse intorno al corpo, guardandosi poi intorno: era un bagno pulito, per quanto poteva esserlo in un albergo di quella categoria.
Il cellulare squillò nell'altra stanza, facendola correre verso il giubbotto e tastare fra le varie tasche: «Sì?» esclamò, non appena se lo portò all'orecchio.
«Sei stata presa»
«E sono anche fuggita, oltretutto l'incarico è stato completato ed io non ho fatto nomi»
«Sei stata presa»
Meg sospirò, scuotendo la testa: «Hanno già messo qualcuno sulle mie tracce?»
«Se non vuoi morire, ti conviene tenere gli occhi aperti»
La linea cadde e la giovane rimase immobile, con il cellulare ancora in mano: tenere gli occhi aperti? Quello che faceva sempre.