Titolo: Four seasons
Personaggi: -
Genere: sentimentale, triste, malinconico
Rating: G
Avvertimenti: flashfic, raccolta
Wordcount: 475(Fidipù)
Note: Scritta per l'One Hundred prompt challenge, con il prompt: Primavera.

«In Giappone c'è l'usanza di andare ad ammirare la fioritura dei ciliegi» mormorò Matteo, guardando l'albero poco distante da loro e, poi, voltandosi verso la sua amica e saggiare cosa avevano suscitato le sue parole.
Il sole primaverile li riscaldava mentre, con le bici abbandonate accanto, spilluzzicavano ciò che erano riusciti a comprare con i loro soldi: cibi spazzatura che, Matteo n'era certo, sua madre avrebbe aborrito, propendendo per qualche pietanza che aveva macro-qualcosa nel nome.
Ma era il bello di stare con Cristina.
Mangiare cioccolata, patatine e stare all'aria aperta, lontano dall'assillo della madre.
Lontano da tutto.
Cristina annuì, bevendo avidamente il succo di frutta dal brick, e posando lo sguardo chiaro su di lui: «Non lo sapevo» mormorò, guardando prima l'amico e poi l'albero.
Matteo annuì, sentendosi orgoglioso della propria cultura: «Certo, si chiama Hana-qualcosa e avviene durante i primi giorni di aprile» e continuò, buttando giù tutto quel che sapeva, fra una sorsata di aranciata e un mikado sgranocchiato velocemente.
Cristina l'ascoltò in silenzio, allungando di tanto in tanto la mano alla scatola dei bastoncini, prendendone qualcuno, infilandoselo in bocca e continuando a lanciare occhiate all'albero, poco distante: «Che bello» commentò alla fine, alzandosi con un sorriso sulle labbra e avvicinandosi all'albero.
L'unico, il solo.
A differenza dei tanti che c'erano in Giappone.
Alzò la testa, verso le fronde cariche di fiori rosa pallido, leggermente smossi dalla brezza primaverile: «Ehi, Matteo?»
«Che?»
«Perché non andiamo in Giappone?»
«Cosa? Ma sei scema?»
L'amica scosse il capo, alzando gli occhi al cielo, raggiungendolo e inginocchiandosi davanti a lui: «Non dico ora, scemo! Quando saremo grandi! Promettimi che andiamo a vedere la fioritura dei ciliegi in Giappone!» sorrise, allungando il mignolo verso di lui e attendendo paziente.
Come solo lei sapeva essere.
Matteo guardò la mano tesa e poi il volto sereno e fiducioso della ragazzina mentre, lentamente, intrecciava il suo mignolo a quello piccolo e delicato: «Ok. Promesso»

Aveva corso fin lì, spingendo i pedali con tutta la forza che aveva in corpo mentre qualcosa dentro di lui voleva uscire e urlare.
Urlare il suo dolore.
Si fermò davanti all'albero, quel ciliegio solitario ancora in fiore.
Come un anno prima.
Come al tempo della promessa.
Matteo strinse i denti, abbandonando la bicicletta e mettendosi seduto sotto le fronde del ciliegio, ignorando i pochi petali dal colore pallido che si posarono su di lui.
Ancora si ricordava quel giorno, quando lui e Cristina si erano scambiati la promessa di andare a vedere la fioritura dei ciliegi in Giappone, ancora ricordava lo sguardo fiducioso dell'amica mentre suggellavano il loro patto.
Non posso mantenere quella promessa.
Non poteva mantenerla, non più oramai.
Strinse le ginocchia al petto, puntellando la fronte contro di questo e piangendo. Finalmente.
Cristina non c'era più.
Cristina era morta il giorno prima.
Una morte stupida, una morte che non doveva avvenire: un pazzo era entrato nel negozio dei genitori di lei e aveva sparato a casaccio, colpendola.
E lei era morta.
Era caduta come uno dei fiori che tanto le erano piaciuti l'anno prima.