Titolo: La crisi di Dracula
Personaggi: Dracula, Viktor
Genere: comico, demenziale
Rating: G
Avvertimenti: flashfic
Wordcount: 441 (Fidipù)
Introduzione: -

Sono un vampiro,
ma non pensar male
Non succhio persone
Non dormo in bare

Vlad Dracula avrebbe voluto gettare la radio dalla finestra del suo maniero, mentre ascoltava per l'ennesima volta quella canzone: non bastavano tutti quei libriciattoli, dove veniva ridicolizzata la figura del vampiro, non bastavano quelli che camminavano alla luce del sole, oppure gli altri, che brillavano come se fossero cosparsi di diamanti.
No, a quanto pareva.
Scosse il capo, accasciandosi su uno degli scranni posti all'enorme tavola, e si prese il volto pallido fra le mani: «Mi vergogno anche ad andare giù nel paese» mormorò fra sé, sentendo le lacrime farsi prossime.
Per poi ricordarsi che era morto, quindi non poteva piangere.
Dannazione nella dannazione.
Non poteva neanche disperarsi a modo per quella vita assurda a cui era stato costretto dopo che quell'americana, Stephanie Meyer, aveva avuto la brillante idea di creare quell'Edward.
Rabbrividiva al solo pensiero, ricordandosi molto bene l'ultima volta che era sceso a bere un po' di sangue di vergine – introvabile, fra l'altro – e quella sgualdrina s'era avventata al suo collo, implorandolo di trasformarla in una vampira.
Come se volesse un'altra moglie!
Già ne aveva tre che rompevano abbastanza!
Non era più vita, quella.
Tanto valeva prendere un paletto di frassino e impalarsi da solo.
Scosse il capo, avvicinandosi alla finestra e guardando il buio della notte: quasi quasi, avrebbe aspettato l'alba e sarebbe morto, facendo pure un bel falò.
«Signore» Dracula si voltò, fissando lo sgorbio che aveva assunto come maggiordomo, e attese: «Signore, la prego, non provi a gettarsi dalla finestra, tanto lo sa che non si fa niente»
«No, stavolta attendo il sorgere del sole» dichiarò il vampiro, alzando il mento fiero e rimanendo lì, in attesa.
«Signore, è mezzanotte. E' presto per l'alba»
«Avrò tempo per pensare a questo schifo di vita, così da non avere ripensamenti»
«Signore…»
Dracula si voltò, stringendo le mani dalle dita lunghe e pallide: «Viktor, io non posso continuare a vivere così! Quella donna ha rovinato la mia immagine di principe delle tenebre, di signore del male. Io non posso vivere come un buffone» si voltò, scuotendo la testa: «Brillare alla luce del sole? Ma che cavolo s'era fumata quel giorno?»
«Decisamente era roba buona» commentò Viktor, sospirando mentre il suo padrone si allontanava dalla finestra e prendeva a inveire contro quella scrittrice che l'aveva rovinato, anche se non capiva perché se la prendesse tanto: le fanciulle, finalmente, si gettavano fra le sue braccia, invece che di urlare tanto da spaccare i timpani.
Ma il suo padrone si accontentava di rado e, Viktor, era abituato ai suoi soliloqui lacrimevoli che finivano, quasi sempre, in una bara.
Niente di nuovo, in quel di Transilvania, alla fin fine.
Solo un vampiro con manie di protagonismo e la tendenza al melodramma.