Titolo: Alle volte vuoi solo nasconderti
Personaggi: OC!Nora
Genere: introspettivo, sentimentale
Rating: G
Avvertimenti: longfic, original characters
Wordcount: 475 (Fidipù)
Introduzione: Nora, venti anni e un mondo fatto di parole e immagini: divisa fra la facoltà e la casa, vive fra manga, anime e internet, senza curarsi poi tanto di quello che le succede intorno; una testa fra le nuvole e una bolla sicura in cui nascondersi perchè, alle volte, nascondersi è più semplice.

Quando ero piccola uscivo sempre per strada, a meno che non piovesse a dirotto, facevo finta di essere uno dei personaggi che vedevo nei cartoni animati in TV, e scorrazzavo con la mia bicicletta avanti e indietro, per la via, creandomi mille avventure nella mente.
Dopo molti anni, ho scoperto che si trattavano di fanfiction.
E, dopo parecchio, ho tentato di scriverne alcune.
Alle volte, mi chiedo come mai certe cose mi vengono in mente quando entro in fumetteria: dovrei essere lucida, pronta a mettere in campo ogni millesimo delle mie conoscenze matematiche e affinare lo sguardo alla ricerca dei numeri che mi mancano.
Non rivangare il passato.
Non pensare a tempi innocenti.
Sospiro, mentre m'avvicino agli scaffali, stracolmi di fumetti e inizio a scorrere i titoli – velocemente, ho solo mezz'ora prima dell'inizio delle lezioni – cercando quello che mi serve.
Ah.
Trovato.
Mashima is mine, commento fra me mentre afferro due volumi di Fairy Tail – e la mente va a quel buco che si assottiglia un po' –, poi continuo a cercare come un cane da tartufi e il tesoro nelle mie mani aumenta.
Buster Keel.
Fate/Stay night (anche se lo faccio solo perché è il sequel di Zero, tutto qua. Shiro mi sta sulle suddette e preferisco Gilgamesh).
Namida Usagi (e che cavolo, è impossibile trovarlo questo manga. Manco fosse il Santo Graal).
Alla fine faccio due conti, poso a malincuore un numero di Fairy Tail e m'avvicino alla cassa: giuro, se continuo così, uno di questi giorni il mio fumettaro mi stenderà il tappeto rosso ogni volta che entro; sorrido ai ragazzini che stanno scuriosando vicino alla cassa.
Ma la scuola?, mi chiedo mentre do il malloppo al tizio – non senza un po' di soddisfazione. E che cavolo, son tutti shonen. C'è un solo shoujo. Ah, me e il mio essere competitiva – aspetto che mi dica il conto e prendo il portafogli, sentendolo quasi piangere per la mazzata monetaria che gli darò.
Vabbè, tanto li avrei presi uguali.
Pago, dico di no alla busta di plastica e infilo tutto nella tracolla, maledicendo il peso che mi spezza, fin da subito, la spalla.
Accidentaccio a me.
Alla fine esco, dicendo addio – per ora – a quel piccolo pezzo di paradiso, affondo il viso nella sciarpa, storcendo un po' il naso al freddo e vado verso la mia facoltà: un quarto d'ora a piedi, niente di che, non fosse per il peso che ho in borsa.
Quasi sento il mio lato taccagno riprendermi già: Nora, Nora. Perché hai comprato così tanti manga?
Nora, Nora. Perché hai voluto spendere così tanti soldi?
Nora, Nora…
Ma perché non stai un po' zitta? Tanto lo sai che li avrei presi ugualmente.
Sbuffo, accelerando il passo e, superando il pedone che avevo davanti, zittisco una volta per tutte la voce della taccagneria.
Non è proprio il momento, direi.
Per ora voglio solo gioire per essere riuscita a ridurre un po' i buchi che ho in libreria, tutto qua.