Titolo: Cappuccino
Personaggi: OC!Constance Huxley, OC!Dominic Lewis
Genere: romantico, commedia, fluff
Rating: NC13
Avvertimenti: longfic, original character
Wordcount: 1.043 (Fidipù)
Introduzione: Constance gestisce un negozio di giocattoli, deve lottare con la famiglia che la vorrebbe felicemente accasata e fare i conti con il suo ex, che le ha preferito la cara Susan "tutta curve".
Ma, per fortuna, esiste il bar Cappuccino e il suo proprietario, Dominic.

Prologo
Constance Huxley era sempre stata una persona pacata, una di quelle che si arrabbiano raramente e, comunque, mai davano in escandescenza.
Una ragazza tranquilla.
Una brava ragazza.
Così erano solite definirla le migliori amiche di sua nonna, che sembravano trovare divertente passare il pomeriggio nel suo negozio di giocattoli alla ricerca del regalo perfetto per quel fantomatico nipote, che Constance non aveva mai visto.
Beh, quel giorno, in quel particolare momento, Constance era sicura che avrebbero ritrattato ogni parola, soprattutto dopo averla vista lanciare un pregiato vaso di cristallo contro il suo ex-fidanzato: «Da quanto va avanti?» domandò, scadendo bene ogni parola e facendo vagare lo sguardo da quel farabutto di Curt a Susan, la sua migliore amica.
Migliore amica! Come no!
Quella bastarda traditrice non aveva esitato a infilarsi nel letto del suo fidanzato, appena ne aveva visto l'occasione.
E lui mica l'aveva rifiutato! Ma figurarsi se Curt Dray rifiutava qualcosa che avrebbe fatto sminuire il suo ego!
Dannato!
Maledetta!
Bastarda!
Traditore!
Li osservò, mentre si scambiavano un'occhiata e poi, titubante – o forse timoroso che lei gli lanciasse qualcos'altro contro –, lui prese parola: «Da qualche settimana»
«Mese» lo corresse immediatamente Susan che, sembrava, avere l'istinto di sopravvivenza di un lemming.
Constance ringhiò – cosa insolita per lei – e afferrò una caraffa, gettandola contro i due, iniziando a inveire e a urlare di andarsene da casa sua.
Da mesi.
Quella storia andava avanti da mesi!
Li sentì, mentre finivano d'infilarsi alla bell'e meglio i vestiti – fosse mai che uscissero nudi! – e, poi, guadagnare la porta: «Ti chiamo quando ti sarai calmata, amorino. D'accordo?» le domandò Curt, facendo capolino dalla porta d'ingresso e uscendo immediatamente, evitando per un soffio l'ennesimo soprammobile che Constance gli aveva lanciato contro.

E così, a settimane di distanza, ancora rimugini sulla tua piccola esplosione isterica, si disse mentalmente Constance, sfogliando annoiata il menù del bar e aspettando la sua ordinazione: cappuccino e brioche vuota.
La colazione base.
Dominic, il gestore del bar Cappuccino, scivolò fra i tavoli, tenendo in mano la tazzina e il piattino con il dolce che, pochi secondi dopo, poggiò sul suo tavolo: «La colazione, signorina Huxley. Anche se non capisco come fa a mangiare le brioche vuote! Sono…sono…»
Si fermò, massaggiandosi il mento coperto da un lieve strato di barba – che davano un tocco sexy ad un uomo che nulla aveva chiedere –, aggrottando le sopracciglia con fare pensoso in cerca di una descrizione adeguata: «E' buona» dichiarò lei, spezzandone un piccolo pezzo e portandoselo alle labbra: «Oltretutto non vuole dirmi dove le prende, quindi sono costretta a venire qui ogni mattina!»
«Se glielo dico, io ci rimetto una cliente» scherzò lui, guardando con la coda dell'occhio il bancone e sospirando: «Bene, andiamo a salvare l'ennesimo cliente dalle grinfie di Irene. Buona giornata, signorina Huxley!»
«Anche a lei!»
Constance seguì l'uomo con lo sguardo: alto, magro e con un fisico atletico, i capelli castano chiaro pettinati con noncuranza, gli occhi nocciola sempre sorridenti e…
Si inclinò un attimo per vedere meglio, sorridendo sopra il bordo della tazza: e un sedere da urlo, completò, scuotendo il capo, divertita dei propri ragionamenti.
Chissà se un uomo come Dominic Lewis sarebbe stato capace di tradire come Curt? Forse.
Oppure lui era uno di quelli che non s'impegnavano mai seriamente, sfarfalleggiando a destra e a manca.
Scosse il capo, cercando di scacciare quei pensieri e finì la colazione, pronta per una nuova estenuante giornata di lavoro; con un sospiro si alzò, afferrando la tracolla della borsetta e avviandosi alla cassa: «Buongiorno, Sarah!» esclamò, salutando l'altra cameriera del bar, che ricambiò sorridendole dolcemente.
«Il solito?»
«Sì»
Le dita veloci di Sarah batterono sulla cassa e Constance pagò, continuando la routine dei suoi giorni: si alzava, andava a fare colazione al bar Cappuccino, lavorava al negozio, tornava a casa e…
E fine. Lì c'era il cambiamento.
Non c'era più Curt a casa ad aspettarla, lamentandosi che toccava sempre a lui preparare la cena e a fare quelle piccole mansioni che erano prettamente femminili.
Ammettilo, Connie, ti sei liberata di quel tipo. Devi solo ammetterlo con te stessa e starai meglio, pensò mentalmente, riponendo il resto nel portafogli e sorridendo di nuovo alla cameriera.
Sì, sarebbe stata meglio senza Curt.
Più sola, magari, ma meglio.
In fondo il proverbio non diceva: meglio soli che mal accompagnati?
«Buona giornata!» salutò, arrivando alla porta e scoccando dietro di sé uno sguardo: Dominic era al bancone e la guardava, sorridendo, con una Irene imbufalita al fianco: «Buona giornata, signorina Huxley!» furono le parole che l'accompagnarono fuori dal locale.

«Davvero, Dom, ci manca solo che inizi a dare la zampa e ti possiamo proclamare Fido dell'anno» dichiarò Irene, appoggiandosi al bancone e osservando il proprio datore di lavoro, che da giovane imprenditore si era trasformato in adolescente in piena tempesta ormonale.
Non che fosse una novità: succedeva sempre quando Connie – anzi no, Constance. Ancor meglio: Signorina Huxley, come la chiamava il Baubau accanto a lei – entrava nel locale per fare colazione.
Peccato che lei non si fosse accorta di nulla e Dominic, povero cristo, continuasse a scodinzolare ed elargire bava gratuita a tutti.
Quell'uomo non aveva dignità.
«Faccio finta di non averti sentito, altrimenti dovrei diminuirti lo stipendio»
«Ehi, lo schiavismo è stato bandito! E anche da parecchio tempo, sai?»
«Ti odio, sappilo!»
«Sentimento reciproco, dolcezza»
Sarah ridacchiò, alzando gli occhi al cielo: «Li scusi, signora Wytt» esclamò, rivolgendosi alla donna anziana,ferma al bancone e in attesa della sua ordinazione: «Ma i bambini devono giocare un po', altrimenti crescono depressi!»
«Oh, lo so, lo so! Non ho tirato su cinque figli senza imparare niente» dichiarò la donna, poggiando il portamonete sulla lastra di marmo ove venivano servite le bevande: «E Dominic, tanto perché tu lo sappia, ho saputo dalla zia della signorina Huxley che si è recentemente lasciata dalla piattola con cui stava. Lasciata. Recentemente. Spero che i due concetti siano arrivati al tuo cervello»
«Signora Wytt» s'intromise Irene, dando una manata sull'addome dell'uomo: «Questo ha un solo neurone e, al momento, è tutto preso a fantasticare su come era bella Constance!»
«Ehi! Lasciata? Davvero?»
«Sì, da quel che ho capito, la Signorina Huxley l'ha trovato a letto con la sua migliore amica»
«Quel figlio di…»
«Dom, il linguaggio!»
«Scusami, Sarah!»
«Comunque lei l'ha presa bene» continuò la signora, scambiandosi un'occhiata con Irene: «Dominic, direi che è il tuo momento. Intrufolati, fai l'amico e conquistala!»
«Sì, Dom! Dritto alla meta!»
«Irene, ma tu non dovresti lavorare?»
«Appena torna il mio capo, al momento mi ha lasciato Fido da badare!»
«Giuro, lo stipendio te lo decurto!»