Diciannove dicembre

Il diciannove dicembre è una data che

ricorderò per sempre, perché aumenta in me

il dolore, logorandomi l'anima

e riempiendo di tristezza il mio cuore.

Sono stanca e affranta,

ma continuo a vivere la mia vita

pur sapendo che dentro sono ferita.

In questo giorno orribile

sento salire le lacrime,

mentre mi ripeto che

non potrò mai scordare

che tre anni fa Dio

ha deciso di portar con sé

il nonno mio.

Non importa che fosse acquisito,

mi voleva un bene infinito.

Io gli volevo bene dal profondo del cuore

e, anche se non lo vedevo molto,

sapevo che tra di noi era forte l'amore.

Quando quel giorno se n'è andato,

qualcosa nel mio cuore si è spezzato

e ho pianto così tanto in camera mia,

mentre nessuno riusciva a capire

che io non facevo altro che soffrire.

Tutti mi dicevano che era malato da tempo,

come se, sapendolo, io fossi riuscita a pensar meno

a quanto era appena successo.

Non è così, il dolore non sparisce,

ma col tempo e la pazienza diminuisce.

Io ci ho messo tantissimo,

ma con l'aiuto di una persona speciale

quel dolore grandissimo

sono riuscita a superare.

Oggi sarebbe il compleanno di Vittoria,

un'amica speciale, che resterà sempre nella mia memoria.

Lei per me era una sorella.

Una volta le ho detto che

brillava in cielo per lei una stella,

la più luminosa di tutte, la più bella.

Era una ragazza straordinaria.

Quando era con me, persino l'aria

invernale meno fredda pareva

e in primavera, quando i fiori sbocciavano,

un profumo diverso aveva.

Ci siamo fatte forza a vicenda,

tenendoci la mano per affrontare la vita

che per entrambe era una guerra.

Giuro che abbiamo lottato,

ci abbiamo provato,

credendo, forse, che avremmo sofferto all'infinito,

ma avendo comunque la speranza che, un giorno, tutto il dolore sarebbe sparito.

A lei, però, questo pensiero non è bastato.

Penso che abbia combattuto, ma che alla fine abbia ceduto,

troppo addolorata, disperata, per continuare

una vita che le faceva male.

Quando se n'è andata,

la terra sotto i miei piedi è crollata.

Il buio mi ha avvolta come un serpente tra le spire,

per stritolarmi e farmi morire.

La vita, senza di lei, a volte sembra non avere senso.

So che è brutto da dire, ma è quel che penso.

In certi giorni il dolore è così forte

e la depressione tanto intensa

che mi sembra di annegare

in una distesa d'acqua profonda e immensa.

La mia sofferenza è grande,

fa tanto, troppo male

e stavolta, una perdita del genere

non sono ancora riuscita ad accettare.

Ora sto meglio rispetto a qualche anno fa

grazie a chi, ancora oggi, accanto mi sta.

Queste persone mi dicono che ho molta forza.

Provo a crederci, ma per me

riuscirci non è facile cosa.

Chi è forte soffre, non allontana il dolore.

Lotta fino allo stremo e poi si rialza,

nonostante senta dentro un gran senso di vuoto e mancanza.

Io non sono ancora riuscita a riprendermi

e anche se con tutta l'anima ci proverò,

mi domando se un giorno ce la farò

e, in questo periodo in cui non ho speranza,

mi dico sempre di no, che capace non ne sarò.

Tuttavia, qualcosa mi tiene attaccata al presente,

e sono le persone più importanti della mia vita, le mie amiche,

il cui aiuto per me è prezioso, veramente.

Lotto per gli altri, non per me stessa,

e non è una bella vita, questa.

So che dovrei farlo per me,

ma non ci riuscirò finché

i demoni che ho dentro non se ne andranno

e le porte ancora aperte del mio passato non si chiuderanno.

Angolo autrice:

lo ripeto sempre per chi non avesse letto nessun'altra delle mie poesie, sperando comunque di non stancare coloro che, invece, l'hanno già fatto: so che questa poesia non è metricamente perfetta, che alcuni versi sono lunghi e altri corti, e che le strofe sono composte da terzine, quartine, ottonari ecc., quindi versi che, di certo, non sono regolari. Non sono un'esperta, ma non significa che non metta impegno e cuore in quel che scrivo, anzi, tutto il contrario. Semplicemente, cerco di dare musicalità e sentimento a quei pochi componimenti che scrivo e che poi pubblico. Chiamatemi ingenua, ma secondo me una poesia, per toccare il cuore, non dev'essere necessariamente perfetta dal punto di vista stilistico.

Non scrivo queste poesie per lamentarmi o fare vittimismo, ma perché ne ho bisogno. Per me è importante, e anche terapeutico, pubblicare questi scritti e la mia psicologa, tra l'altro, mi incoraggia a farlo.

Sono in cura per la depressione, l'ansia e gli attachi di panico da qualche anno, e non ne sono ancora venuta fuori, ma ci sto provando.

Come avrete capito, oggi per me è un giorno davvero triste e molto difficile. Volevo davvero tanto bene a mio nonno e a lei. Sono morti nel 2014, a pochi mesi di distanza, Vittoria a ottobre e lui a dicembre. Oggi Viki compirebbe ventitré anni.

Nonno Mario, Vittoria, vi voglio bene!