Nota importante:

so che generalmente metto l'angolo autrice alla fine, ma questa volta mi sembra doveroso scriverlo qui. Nella poesia che segue parlo del fatto che ci sono delle persone che non riescono ad aiutarmi nel modo corretto e che provo tanta rabbia verso di loro. Ci tengo a precisare che non mi riferisco alle mie amiche, anzi! Loro ci sono sempre per me, mi ascoltano e mi danno una mano e io faccio lo stesso con loro. Non li menziono, ma parlo dei miei genitori e anche di alcuni miep arenti, che credo facciano da anni molti errori con me. A volte provo rabbia nei loro confronti per come mi fanno sentire, ma comunque dico con tutto il cuore che li amo tantissimo, nonostante questo. La mia rabbia a volte è tanta, è vero, ma il sentimento che provo per loro non cambierà mai.

Come sempre, ripeto per chi magari non ha mai letto una mia poesia che ho creato rime che mi sembravano armoniose, ma non essendo una poetessa o un'esperta non ho seguito la metrica, visto che non me ne intendo.

Il peso della vita

Da tanto tempo la mia vita

mi sembra una notte infinita,

un inferno dal quale non vi è uscita.

C'è chi sta peggio di me, lo so,

e cerco di aiutare queste persone come posso,

ma la verità è che molte volte,

quando soffro,

piango per intere ore

e mi concentro solo sul mio dolore.

Stanotte continuavo a pensare

mentre il cuore e l'anima mi facevano male.

Riflettevo sul passato e sul presente,

senza riuscire a trovare pace

e riposo per la mente.

Si dice che la vita è un dono

ed io ne sono convinta,

ma al momento mi sembra solo

un'altissima montagna da scalare

così ripida che scivolo

e mi sento precipitare.

Sento il suo peso sulle spalle,

una croce che è sempre più difficile da portare.

Come ripeto molto spesso,

non ne trovo il senso.

Sono distrutta, stremata,

e vorrei urlare:

"Non ne posso più, basta!"

Ma non servirebbe a niente,

e il mio grido rimane in me, silente.

Quando riesco ad alzare la voce

e mi dico che qualcuno mi sentirà, forse,

le persone che mi dovrebbero ascoltare

non lo sanno fare.

L'ansia mi attacca

e sembra che si diverta

mentre il mio cuore si spacca.

Quando ho un attacco di panico,

non sempre lo riesco a controllare.

Se dico che sto male,

che ho bisogno di farmi aiutare,

la risposta che ricevo è:

"Che ci vuoi fare?

Sta' zitta, calma e lascialo passare."

Così rimango sola, ancora

e corro in camera mentre continuo a sentire

quei soliti:

"Devi reagire",

che mi fanno capire

che c'è chi pensa che io non ci voglia riuscire.

So che queste persone mi amano

con tutte loro stesse.

Si preoccupano per me

e una mano mi vorrebbero dare,

ma più gli anni passano

più continuano a sbagliare.

Con loro ho provato a parlare

e anche a ragionare.

Per un po' le cose sembravano migliorare,

ma col tempo non facevano che peggiorare.

Provo tanta rabbia per questo, sì,

e mi dispiace dirlo, ma è così.

Essere arrabbiati con chi si ama è brutto,

fa sentire sempre in colpa,

come se si stesse sbagliando tutto.

E allora mi dico che forse hanno ragione,

che magari è colpa mia

se soffro di depressione

e se non riesco a superare l'ansia.

Sono delle catene

legate ai miei polsi,

dalle quali mi vorrei liberare,

ma ogni volta che penso di poterci riuscire

qualcosa le fa stringere

ed io continuo a fallire.

La sera mi distendo e penso:

Vorrei morire.

E una voce urla al mio interno:

"Giulia, che cazzo stai dicendo?"

Spero che continuerò a sentirla,

fin quando non riuscirò ad essere serena nella vita

perché altrimenti, lo posso assicurare,

così non potrò continuare.