Un periodo orribile

Stamattina mi sono alzata dopo dodici ore di sonno non sentendomi per niente riposata. Dormo male da un'eternità e gli ansiolitici mi aiutano poco. Continuo a fare incubi, sogno cose orribili che grazie a Dio non mi sono mai accadute. Solo a pensarci mi sento male, mi viene la nausea e non riesco nemmeno a dirle. Sono troppo brutte. Fanno troppa paura. Eppure, so che alcune potrebbero, un giorno, diventare realtà. Forse una delle persone che amo di più al mondo si sentirà ancora male e la porteranno via in ambulanza e mi diranno che il tumore contro cui combatte da mesi è diventato grave, invalidante. Forse le terapie non funzioneranno, o magari sì. Chi lo sa? Nessuno. E intanto, tra esami ed esami, io e la mia famiglia qui ad aspettare. Vedo quella persona reagire con apparente positività alla situazione e mi sento morire dentro, perché dannazione, io non so come faccia. Ha una forza che non credevo le appartenesse. Mi domando se ce l'avrei anch'io. Probabilmente sì, visto che abbiamo lo stesso sangue. No, invece. Avrei troppa paura, la depressione, che già mi fa soffrire da quattro anni, sarebbe più forte di me e la malattia farebbe il resto. Innumerevoli volte ho desiderato, ho pregato perché quel tumore maligno al cervello venisse a me. Perché tocca a lei questa prova? Non se lo merita. Io sì, invece… o almeno credo. Ma non saprei spiegare perché penso queste cose. Quando gliene ho parlato, lei mi ha risposto che sarebbe molto più spavantata se fossi malata io. In un certo senso mi fa piacere quando quella corazza di forza che ha si rompe un po' e si apre con me, dicendomi che è spaventata anche se non lo dà a vedere, che ha paura che la chemio o qualunque altra terapia le faranno non funzioni e che le cose andranno sempre peggio. Io allora la abbraccio e la conforto. Le trasmetto una positività che io stessa non ho e non so dove la trovo. Le tengo compagnia più spesso che posso e cerco di aiutarla in casa. Non è molto lo so, ma che altro posso fare? E poi… "cancro". Io sono terrorizzata da quella parola. Sembra un mostro pieno di artigli che è pronto a squartarla. Eppure uso quelle cinque lettere, perché è giusto chiamare le cose con il proprio nome. È un modo per esserne meno spaventati.

È con tutti questi pensieri in testa che mi sono alzata sentendomi anche indolenzita. Grazie al cielo c'erano i miei gatti, Furia e Stella, a farmi compagnia. Loro ci sono sempre quando ho bisogno. Li ho accarezzati e ho giocato un po' con loro, poi entrambi si sono sdraiati sul tappeto del salotto a pancia all'aria come i cani per farsi grattare. Mentre io lo facevo, loro mi leccavano le mani ed io sono stata bene per quei pochi istanti. Dopodiché ho fatto colazione. Da quando mi sento peggio ho una fame pazzesca. Non che prima mangiassi poco. Mangiavo, anche troppo in realtà; ma è come se la mia mente avesse bisogno di uno sfogo e lo trovasse nel cibo. È sbagliato, lo so. Anche se sono in dieta, ogni tanto mi concedo qualche sfizio… solo che in quei casi esagero. Stamattina ho bevuto il latte al cioccolato e ho mangiato una decina di biscotti al cacao. Forse per alcuni non saranno molti, ma per me sì. Comunque ormai è fatta. Sono dimagrita poco in questi due mesi (solo un kg) e sono sovrappeso, ma al momento non riesco a conciliare la mia salute fisica con quella mentale. Mangio più sano possibile, ma cammino davvero pochissimo. Quando mi dico che devo sforzarmi, mi ritrovo sempre a non averne la forza come se alzarsi e fare una passeggiata a passo sostenuto fosse qualcosa di impossibile.

Inoltre ci sono gli attacchi di panico, o di angoscia, come dice la mia psicologa. Mi prendono all'improvviso, quando cazzo pare a loro, anche mentre sto facendo cose che dovrebbero distrarmi come leggere o scrivere. Mi gira la testa, non riesco a respirare e mi sembra di stare per morire. Mi sento presa in una morsa di dolore allo stomaco e al petto e vorrei solo vomitare o urlare, ma non riesco a fare nulla, nemmeno a muovermi. Cerco sempre di calmarmi e di lasciare che questo inferno passi da sé. Ma è spaventoso, Dio se lo è! Quei minuti sembrano eterni, non passano mai; e quando ogni cosa finisce mi sento ancor più priva di energia. Ho provato a parlare con i miei di tutto questo ma non mi capiscono. Reagiscono in modo brusco per spronarmi, ma mi fanno star male; e sì, ho detto loro anche questo, ma non hanno mai cambiato atteggiamento. Da anni continuiamo a girare in questo circolo vizioso assurdo ed io sono stanca. Li amo e adoro mio fratello, ma se devo chiedere aiuto a qualcuno, lo faccio parlando con le mie amiche o con la mia psicologa e anche con me stessa. So di essere la prima a dover e a voler combattere per uscire dalla depressione, ma a momenti non capisco se lo desidero o no. Sto troppo male in questo periodo per ragionare con lucidità. I farmaci che prendo non fanno più effetto e il mio medico mi manderà da uno psichiatra per fare una visita specialistica e cambiarli. Qualche tempo fa ho fatto la cazzata di non prenderli per qualche giorno, pensando che sarei stata meglio. E lo ripeto, è stata una cazzata, una delle più grandi della mia vita. Non l'avessi mai fatto! Sono stata peggio, ho avuto pensieri che è meglio che non scriva. Mi sono sentita ancora più inutile e stupida.

Non voglio che qualcuno mi prenda per pazza, ma spesso mi pare di sentire delle voci nella mia testa. Mi dicono:

"Sei così sciocca, sei un peso per gli altri e per te. Anche se ti sei laureata non vali un cazzo e meriti solo di star male",

e cose del genere. La psicologa ha detto che dovremo lavorarci insieme per capire meglio queste voci, per analizzarle e mandarle via.

Ce la farò? Uscirò mai da tutto questo? Dipende tutto da me? No, non credo. Non sempre quando si sta male riuscire a venirne fuori dipende solo dalla forza di volontà che ognuno possiede. Ci sono molti altri fattori da considerare: la situazione familiare, le esperienze passate… In questi quattro anni ho perso quattro persone per me fondamentali. La morte della mia migliore amica mi ha segnata in modo particolare, soprattutto per il modo in cui è avvenuta. Non riesco ancora a convivere pacificamente con il pensiero che non ci sia più. Mi manca tantissimo!

Dopo aver giocato con i miei gatti sono salita in camera a leggere un po', ma non ho trovato nulla di interessante così mi sono messa a scrivere questo racconto, che in realtà è più uno sfogo, in cui ho voluto raccontare come mi sento includendo alcuni fatti riguardanti la mia vita per dare al tutto un po' di trama; e adesso, dopo aver buttato giù queste righe con il cuore in mano, mi pare di star meglio. Non ho più voglia di piangere come accadeva qualche minuto fa, e il mal di testa che prima sembrava volermi far urlare per il dolore è diminuito. Grazie a Dio esiste la scrittura! Mi aiuta a sfogarmi e ad evadere dalla realtà. Ne ho un disperato bisogno, ma non voglio scappare. Se sono ancora qui è perché sto comunque cercando di affrontarla. Signore, io credo in te. Restami accanto e dammi la forza di affrontare tutto questo, ti prego. Mi sento talmente inutile che mi pare di non riuscire a stare vicino a quella persona che ha il cancro. Non la sto aiutando nel modo corretto, lo so. Dovrebbe essere lei quella depressa, non io. Mi sento così fuori posto in questa situazione; e poi mi pare di restare sempre indietro. Vedo tante mie amiche superare situazioni difficili e dolorose, o almeno provarci e stare meglio, mentre io mi ritrovo sempre allo stesso punto. Anche se mi sforzo, se esco, se faccio ciò che mi piace, non cambia nulla. Forse c'è qualcosa che non va nella mia testa, perché non è possibile che io stia sempre così. Dio, aiutami a non impazzire!

In questi momenti nei quali mi sembra di sprofondare in una palude di tristezza, c'è solo una cosa che mi fa andare avanti: il pensiero della bambina a distanza che ho adottato due anni fa in Madagascar. L'ho fatto perché lo desideravo da anni. Non è stato facile trovare un'associazione affidabile, ma grazie ad una mia amica ce l'ho fatta. È stata ed è ancora oggi una delle cose più belle della mia vita. Aspetto sue notizie con trepidazione e quando arrivano, ogni sei mesi, sono felicissima e non so se ridere o piangere di gioia. Io ho pianto pochissime volte di felicità nella mia vita e quando accade è bellissimo. Mi sento libera e viva.

"Lotta per lei" mi dico. "Ha bisogno di te. Se ora mangia e studia è anche grazie a quello che tu fai per lei."

Le voglio bene. La considero una sorellina, quella che avrei sempre voluto avere. Mi manda disegni che non posso vedere dato che sono non vedente, ma sono sicura che siano stupendi e anche le fotografie della piccola che mi invia l'associazione devono esserlo. Ora pensando a ciò sorrido e piango al contempo, sperando un giorno di poterla incontrare.