Gli altri sono più importanti

Gli altri sono più importanti.

A questa frase penso spesso

e molto ci rifletto.

Non l'ho letta da nessuna parte,

ma da molto tempo è entrata nella mia mente

come un chiodo fisso, un segno indelebile.

Una volta, alle medie,

il professore di religione un compito ci diede.

Ci chiese di rispondere alla domanda:

"Perché sei qui?"

Io dissi che grazie ad un atto d'amore nacqui.

Lui mi spiegò che avrei dovuto dire

un personale motivo per cui pensavo di dover vivere.

Era una cosa molto importante

che mi emozionò

e, con voce tremante, risposi:

"Sono qui per aiutare gli altri."

Lo sapevo già allora,

anche se ancora

non avevo conosciuto il dolore.

A dodici anni, dopo la morte di una mia amica,

iniziai a capire che la vita

è anche sofferenza, un percorso non in discesa, ma in salita.

L'anno seguente, quando morì mio nonno,

rimasi vicino alla mamma per supportarla fino in fondo

nascondendo il mio dolore nella mente, nel suo angolo più remoto.

Sono sempre stata molto empatica e sensibile.

Mi considero dolce e disponibile.

Aiuto gli altri in ogni modo possibile.

Se le persone alle quali voglio bene

stanno male, hanno un problema

o hanno bisogno di me,

io per loro faccio di tutto

e non importa quanto quel che provano mi colpisca o sia brutto.

Le consolo,

le calmo,

asciugo il loro pianto.

Dico ad ognuna di loro:

"Non tenerti tutto dentro.

Dividi con me il tuo peso

e vedrai che starai meglio."

Le ascolto,

do loro dei consigli

oppure le abbraccio,

rimanendo in silenzio.

Metto gli altri davanti a me stessa

e spesso non mi interessa

se intanto, dentro, io continuo a soffrire.

Sto male da anni, sì,

ma non solo a causa di ciò.

Mentirei se dicessi che è così.

Anche se vero fosse

non ce la farei, lo dico col cuore in mano,

a non dar loro una mano.

Con il tempo ho imparato

a gridare il mio dolore,

a piangere di frustrazione.

Ora sono anche capace di nascondere dietro un sorriso

la sofferenza, in modo che non traspaia niente dal mio viso

e che tutto rimanga nel mio cuore.

Pochissime persone

sanno quello che ho dentro

e cercano di supportarmi dandomi affetto.

In parte io riesco a fare lo stesso con me stessa.

Mi aiuto coltivando le mie passioni,

per esempio scrivo per mostrare meglio le mie emozioni.

Eppure, per me, gli altri sono più importanti.

Lo pensai tanto tempo fa, prima per giorni,

che poi diventarono settimane, mesi, anni.

Oggi parlavo con una persona molto speciale

che ha cercato di farmi ragionare

e mi ha detto:

"Giulia, con tutto il rispetto,

io ti ammiro per come dimostri a chi ha bisogno tutto quell'affetto.

Ma forse dovresti farti una corazza

per proteggerti almeno un po' dal dolore degli altri,

altrimenti diventerai pazza.

Sai quanto la morte di Vittoria ti ha fatta sprofondare

e quanto sei stata male

e che soffri ancora.

Vuoi finire di nuovo in quel tunnel, ora?

Dimmi ciò che pensi,

quel che senti.

Tu sei più importante degli altri,

non credi?"

Io a quest'ultima domanda ho risposto di sì,

ma non penso affatto che sia così.

Il suo mi è sembrato un discorso egoista.

So che vuole proteggermi, che desidera il mio bene,

ma in parte mi ha ferita.

Io non voglio trasformarmi

in una persona egoista, o ancora peggio menefreghista.

Non lo sono mai stata.

Negli anni mi sono già costruita una corazza

non spessa, ma un po' salda

e, nonostante tutto quello che ho passato, non sono ancora impazzita.

Ma non so se ho fatto abbastanza.

Mi chiedo dunque se aiutare gli altri mettendoli al di sopra di me sia il mio obiettivo.

Forse mi è stato detto da Dio,

e magari è scritto nel mio destino.

La risposta non so,

ma la cercherò

e la troverò.

Alzando gli occhi al cielo, rivolgo al Signore una preghiera:

"Aiutami a capire

quale strada devo seguire,

se una ce n'è.

Non vorrei dimenticarmi di me stessa.

Se invece così dev'essere, allora che sia.

Sia fatta la tua volontà, non la mia.

Amen."

Angolo autrice:

ed eccomi con un'altra poesia. Specifico come al solito che non sono una poetessa. So benissimo che quel che scrivo non è stilisticamente perfetto, che le strofe non hanno lo stesso numero di versi, che non sempre ci sono rime, che mancano le figure retoriche. Sto cercando di migliorare perché sono convinta di poterlo fare, ma comunque il mio obiettivo non è scrivere componimenti perfetti, è semplicemente lasciare qualcosa al lettore, trasmettergli le mie emozioni. Considero poesie anche tutti quei testi che non hanno le caratteristiche che ho elencato poco sopra (e non mi riferisco solo alle mie, ovviamente). Ognuno poi ha la sua opinione ed io la rispetto.

Spero che questa, scritta come sempre con sincerità e con il cuore, vi sia piaciuta.